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Raccolta differenziata, Rieti prima nel Lazio

Alessandro Toniolli
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Comuni Ricicloni e ciclo dei rifiuti nel Lazio 2020, tra le province, nella raccolta differenziata quella che complessivamente risulta essere la più virtuosa è Rieti, con il 58,66%, ma c’è ancora molto lavoro da fare. La nostra è la provincia che ha concretizzato un decisivo miglioramento nel 2019 con ben 11,65 punti percentuali, dopo i 7.8 dello scorso anno, diventa prima in due anni, era ultima nel 2017. Roberto Scacchi, presidente regionale di Legambiente commenta “dopo tanti anni di lavoro e di accompagnamento da parte della nostra associazione, e con la metà dei Comuni del Lazio che ha ormai varcato la soglia fatidica del 65% di differenziata, la nostra regione viaggia verso l’economia circolare. Ciò avviene con le buone pratiche che si moltiplicano, risultati sempre più importanti e un dato complessivo che sale oltre la soglia del 50% di differenziata; avviene grazie all’arrivo del nuovo Piano Regionale che determina le giuste regole di raccolta, di smaltimento, di gestione in ciascuno degli ambiti individuati”. Per quanto riguarda il panorama provinciale Gabriele Zanin rappresentante locale di Legambiente attesta che si sono fatti dei passi in avanti, ma resta ancora molto da fare soprattutto per gli impianti di valorizzazione “mancano gli impianti per il primo trattamento, una carenza che impatta sulla raccolta aumentando i costi. Dai piccoli paesi arrivano messaggi incoraggianti, mentre nel capoluogo siamo fermi all’ultimo allargamento della raccolta porta a porta. A Terminillo sarà necessario aumentare il porta a porta e eliminare i disservizi dovuti alla raccolta da 3 comuni diversi”. Centrale resta la questione degli impianti, da realizzarsi preferibilmente nel montepiano reatino che, per la presenza di Rieti, contribuisce maggiormente al conferimento “da Casapenta ogni giorno partono 3 autotreni riservati alla frazione umida che, in peso, costituisce il 35% del totale dei rifiuti raccolti. Per questo è fondamentale la realizzazione di un impianto di compostaggio, magari con produzione di biometano e compost, che contribuirebbe alla riduzione dei costi. Successivamente bisognerebbe pensare alla valorizzazione di carta, plastica e metalli, risorse che conferiamo fuori regione, quando potrebbero creare ricchezza e posti di lavoro”. Solo per l’umido si pagano per il conferimento agli impianti ternani 99 euro alla tonnellata, ai quali vanno aggiunti 55 euro per il trasporto, che oltre all’alto costo hanno un impatto sull’ambiente.