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Rieti, cala il fatturato per il 90% delle aziende

L'azienda Tifast di San Liberato di Narni

Monica Puliti
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E’ una vera e propria tempesta quella che si è abbattuta sul sistema produttivo delle Pmi reatine. A dirlo è l’indagine condotta da Federlazio che, attraverso un questionario online somministrato a 100 imprese del territorio (su un totale di 250/300 associate in tutta la provincia), ha fotografato lo stato di salute di questo comparto produttivo nel periodo tra gennaio e luglio scorso, prima della seconda ondata pandemica.
PRODUZIONE Rilevando, innanzitutto, che il livello della produzione è calato in nove imprese su dieci: il 27,3% sono quelle che hanno avuto un calo superiore al 50% della propria attività e altrettante dichiarano una contrazione tra il 30 e il 50%; la riduzione degli ordinativi ha riguardato il 79% delle stesse e nel 28,8% dei casi è stata superiore al 50%; il fatturato complessivo si è ridotto nell’80% e le imprese in cui la contrazione è rimasta contenuta tra il 10 e il 30% sono state il 27,6%.
CASSA INTEGRAZIONE Il 68,3% delle Pmi reatine ha dichiarato di aver fatto ricorso alla cassa integrazione; in circa due terzi delle stesse (64,3%) il ricorso all’ammortizzatore ha riguardato oltre il 50% del personale. Ancora qualche dato: le imprese che ritengono adeguati i tempi di erogazione della Cassa sono il 64,3% ; inoltre, quasi il 46% delle piccole e medie aziende reatine ha richiesto misure finanziarie a sostegno dell’attività e di queste il 74,8% le ha ottenute, una percentuale che, dicono dall’associazione di via Sanizi, “testimonia anche che le imprese del territorio sono per la maggior parte ‘sane’ dal punto di vista economico-finanziario”. Le maggiori criticità per l’erogazione hanno riguardato i tempi di risposta dalle banche e la produzione della documentazione necessaria.
MISURE IN ATTO Il 10% ha implementato soluzioni di smart working e lavoro a distanza; il 25% soluzioni combinate di smart working, ferie e permessi retribuiti; il 15% è intervenuto con ferie e permessi retribuiti ai dipendenti mentre il 35% delle aziende è riuscito a mantenere lo stesso livello di presenze in azienda rafforzando dispositivi di sicurezza e protezione per i propri addetti.
ASPETTATIVE FUTURE Poco più della metà delle Pmi (il 53,2%) prevede una riduzione della produzione (quelle che ritengono che la contrazione supererà il 50% sono 10,5%), mentre il 20% dichiara che avrà un calo fino al 20%; la volontà di ripresa riguarda oltre il 40% delle stesse. “Quanto accaduto nei mesi scorsi ci ha proiettato improvvisamente dentro un incubo, uno stress senza precedenti per il nostro sistema produttivo – dice Alberto Cavallari, presidente di Federlazio Rieti – Le misure fin qui adottate dal Governo e le risorse stanziate sono state un primo, importante passo, ma altre dovranno seguire. Mai come in questo momento tutte le istituzioni, anche quelle locali, e il sistema burocratico devono essere ‘smart’ per facilitare le aziende e metterle nelle migliori condizioni di operare. Ci aspettiamo un intervento forte, poderoso, incisivo delle istituzioni finanziarie e politiche dell’Unione europea, senza le quali sarà difficile, se non impossibile, che il nostro Paese possa risollevarsi”. “Un quadro da incubo” sono le parole del direttore, Davide Bianchino, secondo cui, però, piccoli segnali di speranza ci sono. “Innanzitutto il Covid ha accelerato un processo di rinnovamento tecnologico – dice -, come l’implementazione dello smart working. E poi ci sono le prospettive future: 3 aziende su 4 dichiarano che riusciranno nei prossimi mesi a ritrovare gli stessi livelli di capacità produttiva e di occupazione”.