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Senza energie nuove la sanità muore: in 10 anni la Asl ha perso 500 posti

Monica Puliti
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Si sono tenuti questa mattina, presso la sala "Folchi" dell'ospedale San Giovanni Addolorata, a Roma, gli stati generali della sanità del Lazio. L'iniziativa, promossa dal mondo del lavoro in sanità, si inserisce nella mobilitazione partita con l'appello rivolto al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e alla ministra della salute, Beatrice Lorenzin, sulle assunzioni del sistema sanitario regionale, che ha già portato allo proclamazione dello stato di agitazione di tutto il personale: senza energie nuove la sanità pubblica muore. Questo, in sintesi, il filo conduttore degli stati generali della sanità, supportato da una serie di dati da far rabbrividire, contenuti, nero su bianco, nella nota congiunta inviata alla vigilia dell'iniziativa dai sindacati del comparto e del personale medico (Fp Cgil, Cisl Fp,Uil Fpl, Anaao - Assomed, Fp Cgil Medici, Cisl Medici e Uil Medici). “Negli ultimi 10 anni (dal 2006 al 2016) - dicono - il personale del servizio pubblico del Lazio è passato da 54.727 unità a 43.233, con un saldo negativo di 11.494 unità tra medici, infermieri e operatori addetti all'assistenza diretta alla persona”.  Ma la situazione è destinata a peggiorare. Tra il 2017 e il 2018, sottolineano i rappresentanti sindacali, si rischia di perdere altri 2.700 operatori, qualora non si riuscisse a scongiurare la magrissima previsione del ministero della salute: solo 300 assunzioni a fronte di 3.000 pensionamenti.  “Di fatto si impedirebbe alla Regione Lazio di mettere in atto il proprio piano assunzionale, limitandone l'autonomia. Se il Governo, che non ha né risposto all'appello, né quantomeno mostrato la giusta preoccupazione per il disastro in arrivo, dovesse proseguire su questa strada, saremmo di fronte a una scelta politica che punta allo smantellamento del sistema pubblico”. Dalla Regione e dal presidente Zingaretti, che ha risposto positivamente all'appello, le parti sociali si aspettano però azioni concrete in difesa del pilastro del welfare e la modifica della legge regionale 14 del 2008, senza la quale è impossibile la stabilizzazione dei precari. Alla Asl di Rieti, nei 10 anni 2006/2016 la perdita di posti di lavori è stata di 500 unità, parte delle quali (150 circa) “sostituite” da interinali (lavoro altamente precario). Attualmente, l'età media dei dipendenti della sanità locale supera i 50 anni, circostanza che comporta più assenze dal lavoro per malattie.