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Rieti, Ubertini: "Unità comunale per superare la crisi"

Alessandro Toniolli
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“E’ il tempo della responsabilità”, i dati economici emersi dall’ultimo Consiglio Comunale spingono il consigliere socialista Carlo Ubertini a chiamare le forze politiche del capoluogo ad una “unità comunale”, soluzione invocata per attraversare e superare un tempo di inedita crisi sanitaria che è anche sociale, economica e che non può non mostrare i suoi effetti nell’attività amministrativa. Una volontà, quella espressa da Ubertini già manifestata in primavera e tornata di attualità di fronte alla richiesta di approvazione di variazione del bilancio comunale portata in Consiglio dall’assessore Claudio Valentini. A motivare la necessità di variazione gli effetti della crisi economica, che ha portato l’amministrazione a ridurre la previsione delle entrate dell’Imu di 900.000 euro e quella relativa all’addizionale comunale Irpef di 800.000 euro. Le intenzioni del consigliere socialista si manifestano nelle premesse, che lo spingono a trascurare “in questa occasione ogni dovuto rilievo sull’esorbitante volontà previsionale espressa nel recente bilancio” ed a concentrarsi “sulla sostanza che queste cifre rappresentano”. La questione centrale denunciata “con spietatezza” da numeri, cifre e conti è quella di una profonda condizione di sofferenza nella nostra realtà sociale. Questa l’analisi, che spinge l’ex assessore della giunta Petrangeli a rinnovare la richiesta di istituire “un tavolo permanente di crisi, unitario ed inclusivo, in cui forze di maggioranza e minoranza, istituzioni sociali, economiche, come la Fondazione Varrone, morali, come la Diocesi, collaborino unitariamente per fronteggiare la difficile situazione”. Una chiamata alla responsabilità che non ha l’ambizione di spegnere la dialettica politica, ma che nella prima formulazione primaverile ottenne “una risposta dal sapore autoreferenziale, intenta a manifestare la dimensione di una grottesca autosufficienza”. L’alternativa che venne trovata dall’amministrazione, continua Ubertini fu “accensione di un conto corrente comunale per donazioni da parte dei cittadini a sostegno delle difficoltà del momento, brillantemente supponendo che una comunità in difficoltà potesse aiutare se stessa”. Ad oggi su quel conto ci sarebbero 5.000 euro, mentre “la previsione delle entrate Imu ed Irpef precipita vorticosamente, la pandemia riprende la sua drammatica corsa”. Da qui il richiamo a tutte le forze politiche e sociali. “Nessuno può più nascondersi davanti ad una emergenza epocale, che pretende l’unità della classe dirigente per determinare l’unità del corpo sociale”.