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Rieti, ristoratori in piazza: "Vogliamo più certezze"

Paola Corradini
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Mentre sulla testa degli italiani pende il rischio di un nuovo lockdown, in piazza Vittorio Emanuele arriva la protesta, pacifica, “ma volta a rivendicare certezze per il comparto”. Ad organizzarla, con lo slogan “Untori di momenti felici”, il gruppo “Tutti Unitissimi” che comprende proprietari e gestori di ristoranti, bar, pub e pizzerie reatini. “È una manifestazione autorizzata e pacifica, per rivendicare certezze e chiedere aiuti veloci e concreti per il comparto della ristorazione - ha detto Carlo Stocco, chef e proprietario di Colle Aluffi, cui abbiamo invitato tutti i rappresentanti di Comune e Provincia, i deputati del territorio, i sindacati e le associazioni di categoria. Ad aprire la manifestazione è Stocco che chiede “regole certe e non carità per un futuro diverso anche per il bambino di una collega che sta nascendo ora e per questo non è qui con noi oggi. Abbiamo bisogno di mezzi e di strumenti che ci permettano di lavorare e di far lavorare. Su questo tavolo abbiamo raccolto tutti i ristoratori, cibo da donare alla Mensa di Santa Chiara per dimostrare che il cibo è sempre necessario per essere felici e per sopravvivere”. Simone Cocco parla a nome dei pasticceri: “Abbiamo avuto un ulteriore calo delle presenze che porterà a gravi problemi economici. Di questo passo, molti di noi saranno costretti a chiudere definitivamente. Chiediamo solo di poter esprimere la nostra arte, perché la pasticceria è Arte”. 
Francesco Cimmino presidente di Habere dice: “Abbiamo sempre lavorato rispettando le regole e pagando le tasse ed oggi qualcuno dovrà e deve rispondere di quanto sta accadendo. A Rieti da quella che chiamano movida sono usciti zero contagi da maggio ad ottobre. Siamo imprenditori e non consideriamo nemici i dipendenti pubblici, gli statali e in genere chi percepisce salari e stipendi perché in gran parte sono i nostri clienti e a volte anche i nostri migliori amici. Se si deve chiudere per responsabilità nazionale lo faremo ma a patto che questa volta si faccia tutto il possibile per salvarci dalla chiusura”.
“Non abbiamo bisogno di un reddito di ristorazione - dice Ranieri Albanesi - ma di mezzi e di strumenti che ci permettano di lavorare e di far lavorare. Siamo di fronte ad una crisi che non si spegnerà con la fine del lockdown, perché è diventata strutturale e necessita di misure strutturali non di oboli insufficienti e inadeguati.”. 
Antonio Di Carlo del ristorante La Foresta dice di essere “stanco di vedere lo sguardo vuoto dei miei ragazzi all’uscita di un nuovo Dpcm ed invece dobbiamo vivere nell’incertezza e nella paura. Dateci la possibilità di lavorare. Dateci i vaucher per permettere anche ai ragazzi di lavorare e studiare”. 
E ancora il passaggio di testimone ad altri colleghi tra cui il presidente FIPE Elia Grillotti. A chiudere Paolo Bianchini di Mio - Movimento Imprese Ospitalità: “il Governo ha emanato solo leggi senza senso”. Ma un gesto forte non manca quando tutti i ristoratori danno fuoco ad un tavolo con sottofondo le note del silenzio.