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Rieti, infortuni sul lavoro da Covid in aumento

Paola Corradini
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Salgono a 445 i positivi a Rieti e in provincia. Il numero più alto in assoluto dal 10 aprile scorso quando si era in pieno lockdown purtroppo destinato a salire ancora anche a seguito dei tamponi eseguiti giornalmente (ieri 316). Ad oggi i contatti in sorveglianza domiciliare sono 292. Sia i cittadini che medici e personale ospedaliero, lamentano ritardi nella comunicazione del risultato del tampone nasofaringeo dovuta al fatto che il macchinario in dotazione alla struttura reatina può analizzarne solo 220 al giorno. Nella giornata di ieri 18 i nuovi soggetti positivi come da bollettino sanitario Asl. Risale l'allerta anche all'ospedale De Lellis, come comunicato la scorsa settimana dalla Asl, 3 medici, 2 coordinatori e 3 infermieri dell’Unità di Medicina Fast risultati positivi anche se riconducibili a cluster esterni. Anche in altri reparti la guardia rimane alta, vedi urologia e ambulatorio di fisioterapia. In quest'ultimo, nella giornata di mercoledì, si è registrato un caso positivo tra il personale che ha portato alla sanificazione dei locali, sia box che aree comuni, sempre nella serata di mercoledì e da ieri il personale, circa venti persone, è stato suddiviso in modo tale che una parte seguirà i pazienti ricoverati mentre gli altri continueranno a trattare i pazienti esterni.
Intanto aumentano anche gli infortuni sul lavoro da Covid-19. Secondo il focus elaborato dalla Uil “sono 99 le denunce pervenute all’Inail, 13 in più di quelle di sei mesi fa. Dai numeri della nostra ricerca - dice Alberto Paolucci, segretario generale Uil Rieti - scopriamo che da gennaio a settembre, quasi cento tra donne e uomini hanno contratto il virus lavorando e denunciato l’accaduto all’Inail. Più colpite le donne con 76 casi, meno gli uomini con 23. Dato questo che colloca la provincia al secondo posto, dopo Roma, per contagi. Oltre l’82% delle denunce hanno riguardato il settore della sanità e dell’assistenza sociale. Infermieri, medici, operatori sanitari e socio assistenziali, le professionalità più colpite” conclude Paolucci.