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Capena, chiuso supermercato: 70 posti a rischio

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Aperto appena una settimana fa, ora rischia di chiudere le serrande. Almeno è questo, la chiusura dell’esercizio, che ha ordinato il Comune di Capena ai gestori del nuovo supermercato “Iperdem” inaugurato lo scorso 8 ottobre lungo la provinciale Tiberina, nella nuova struttura commerciale di Santa Marta; un’attività di media vendita che impiega quasi 70 persone, ma che secondo le ricostruzioni degli uffici dell’ente sarebbe ancora sprovvisto di autorizzazione all’esercizio. O meglio, sarebbe ancora in attesa di un’autorizzazione richiesta lo scorso gennaio ma non ancora concessa. E la mancata concessione, secondo a quanto si è potuto appurare nel ricostruire una storia davvero intricata e che vede ora le parti contrapposte tra loro anche dal punto di vista legale, è dovuta ad un problema legato all’immobile dove il marchio Iperdem ha aperto attraverso un contratto di locazione. Un cavillo di tipo urbanistico che vede contrapposto proprio il Comune di Capena al proprietario dell’immobile, e che però non consente di autorizzare la vendita al pubblico del supermercato. Che ora rischia di dover chiudere i battenti, se nei prossimi 10 giorni i gestori del marchio non produrranno memorie in opposizione all’ordinanza del Comune, firmata venerdì scorso. L’origine del problema, dunque, risale ad una serie di procedure legate alla realizzazione del fabbricato, e alle concessioni rilasciate per la stessa; questioni che non riguardano i gestori di Iperdem, uno dei marchi del colosso romano della grande distribuzione Gros (Gruppo Romano Supermercati, ndr), ma il proprietario della struttura, e lo stesso Comune di Capena, ancora alle prese con la risoluzione della vicenda. Una vicenda che, dopo il servizio mandato in onda da Striscia la Notizia, qualche giorno fa, ha immediatamente acceso il dibattito politico, con un durissimo botta e risposta tra maggioranza e opposizione che attribuirebbe al Comune la responsabilità di aver espresso pareri, all’epoca, non di propria competenza a riguardo, e di aver generato una confusione burocratica sfociata in ricorsi e controricorsi per mano delle parti interessate. L’amministrazione dell’ente tiberino, dal canto suo, fa leva sul fatto che l’attività, ad oggi, ha aperto senza le dovute autorizzazioni, e ciò nonostante si è messa subito a disposizione per cercare di risolvere una questione che rischia, ora, di far capitolare un’iniziativa imprenditoriale di rilievo. Peraltro in periodo di piena emergenza, sanitaria ed economica.