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Coronavirus, la squadra dilettantistica di Piazza Tevere getta la spugna: "Rinunciamo a giocare"

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Coronavirus, la squadra dilettantistica di Piazza Tevere getta la spugna: "Rinunciamo a giocare". La decisione è stata comunicata con una lettera aperta dal presidente Cristian Scossa: "Addolorati per questa scelta, comunichiamo la decisione della società di ritirare la squadra dal campionato di seconda categoria. Questo è il giorno più brutto della nostra storia, questo sarebbe stato il nostro undicesimo anno di attività. Purtroppo ci abbiamo provato fino all’ultimo, ma riscontrando l’impossibilità dei giocatori nello scendere in campo a causa del protocollo che potrebbe implicare una quarantena problematica a livello lavorativo e familiare (in un periodo già di per se precario lavorativamente parlando) noi non possiamo permetterci di investire soldi e tempo, con le relative responsabilità legate al protocollo, per una stagione iniziata nell’incertezza e che con molta probabilità risulterà ricca di problemi, piuttosto che di soddisfazioni".

"In questi anni - continua -siamo sempre stati tra i motori dilettantistici della provincia di Rieti, poche società vantano 10 anni di attività dilettante consecutive senza mai sospenderla, e proprio per questo, con le lacrime agli occhi per questa dolorosa rinuncia legata a cause di forza maggiore. Abbiamo perciò provveduto a dare mandato al nostro tutore, avvocato Giuseppe Calò, nel richiedere il ritiro mantenendo immutato il titolo sportivo e la matricola, chiedendo che non vengano addebitate multe amministrative vista l’eccezionalità dell’evento".

Da presidente di questa realtà di quartiere, "non ho parole per descrivere le emozioni e la disperazione di questi ultimi 10 giorni", scrive il presidente. "Abbiamo provato a smuovere le acque scrivendo agli enti per una apertura anche solo territoriale del protocollo, ma non abbiamo avuta risposta - spiega - E’ impossibile investire migliaia di euro per una stagione come questa. Qui la gente va a lavorare il lunedì mattina e persone precarie, autonome, partite iva ed artigiani non possono permettersi di rischiare una quarantena ogni volta che scendono in campo. A questo, si aggiungono le nostre difficoltà nel far rispettare un protocollo, specie per quanto riguarda gli spogliatoi, nei nostri campi di provincia".