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Boati nel lago Puzzo, area vietata

Paolo Giomi
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Da ieri pomeriggio l’area dell’alveo del lago Leprignano, meglio conosciuto come “Lago Puzzo”, è interdetta a uomini e mezzi di ogni tipo. La decisione è stata presa dall’amministrazione comunale di Capena, che con ordinanza urgente ha perimetrato, e di fatto chiuso, l’intero territorio circostante lo specchio d’acqua, dove ora, dopo le violente esplosioni dei giorni scorsi, si rischia la fuoriuscita di gas potenzialmente nocivi e pericolosi per le persone. E’ questa l’indicazione che la task-force costituita da tecnici e studiosi dell’Ingv, dell’Ispra e della Città Metropolitana di Roma, al lavoro nell’area dal 4 ottobre, data della prima esplosione, ha fornito al sindaco di Capena, Roberto Barbetti. Il quale, dal canto suo, non ha potuto fare altro se non emanare un’ordinanza urgente per interdire l’intera area del lago Puzzo a persone o cose. Perché nonostante l’origine delle esplosioni non sia stata ancora accertata, è sicuramente l’ipotesi più accreditata quella delle cause da ricondurre ad un particolare fenomeno geologico definito di “sifonamento carsico”, che creerebbe movimenti improvvisi del sottosuolo di “immersione” e “riemersione” proprio intorno all’alveo del laghetto. Fenomeni di questo tipo, oltre alle ormai note conseguenze geologiche, sono appunto accompagnati anche da eruzioni di gas potenzialmente nocivi e pericolosi per la salute dell’uomo. Per questo il Comune ha delimitato l’area, interdicendone l’accesso a chiunque. “A seguito del sopralluogo del gruppo inter-istituzionale che sta lavorando al monitoraggio e comprensione dell'evento è stato chiesto all'amministrazione di vietare l'accesso all'alveo del lago Puzzo – ha fatto sapere in una nota ufficiale il Comue di Capena - dal sottosuolo dell'alveo potrebbero avvenire fenomeni di emissione di gas nocivi e pericolosi per le persone. Si raccomanda il rispetto dell'ordinanza onde evitare spiacevoli conseguenze”. L’analisi e il monitoraggio dell’alveo del Lago Puzzo continueranno anche nei prossimi giorni, per valutare anche eventuali sviluppi geologici dell’intero quadrante, come già avvenuto a metà dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento, quando in quell’area si verificarono fenomeni analoghi a quello che i cittadini stanno vivendo in questi giorni.