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Processo vignette su Amatrice: "Chiediamo mezzo milione a Charlie Hebdo"

Luca Feliziani
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Sotto quelle macerie Charlie Hebdo forse ha seppellito pure la dignità e l’onore di Amatrice e dell’Italia. Ma questo lo dovrà stabilire la corte d’appello del Tribunale di Parigi davanti al quale venerdì si è aperto il processo tra il Comune di Amatrice e il giornale satirico francese. I giudici parigini dovranno stabilire se quelle due vignette pubblicate nell’agosto 2016, dopo il terremoto, hanno diffamato la comunità amatriciana e l’Italia. Questo pensa l’avvocato Mario Cicchetti che davanti ai giudici francesi rappresenta proprio il Comune di Amatrice.
“Noi chiederemo la condanna del direttore del giornale e dei vignettisti, più un risarcimento del danno che si può quantificare in mezzo milione di euro in quanto quelle due vignette hanno offeso Amatrice e l’Italia”.
Le due vignette, pubblicate il 31 agosto del 2016, provocarono una valanga di proteste: nella prima, “Sisma all’italiana”, si vedevano tre vittime del terremoto definite come “penne al pomodoro”, “penne gratinate” e “lasagne”, tutti feriti o sepolti dalle macerie. Le vignette avevano scatenato l'indignazione del Comune di Amatrice e dell’allora sindaco Sergio Pirozzi, che avevano fatto causa alla testata parigina. Dopo una querela in Italia, il settimanale satirico francese venne denunciato anche in Francia, nel novembre successivo, per “ingiuria” e “diffamazione aggravata”. Giovedì scorso la prima udienza in corte d’appello con i giudici che hanno preso tempo sulla richiesta della difesa sulla mancanza di potere di rappresentatività del sindaco di Amatrice in sede processuale. “Stessa richiesta già presentata in primo grado dalla difesa - sottolinea Cicchetti e rigettata dai giudici, quindi verosimilmente verrà seguita la stessa linea anche dalla corte d’appello”. La corte si pronuncerà il prossimo 20 novembre con il processo che solo allora entrerà nel merito. Da parte sua, il giornale si è sempre difeso invocando la libertà di espressione e di satira.