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Incendi dolosi a Capena, il sindaco chiede al prefetto più controlli

Paolo Giomi
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Viaggiano su binari paralleli i due fascicoli aperti dalla Procura di Tivoli per indagare sui recenti incendi che hanno coinvolto le attività delle famiglie Francellini (il nuovo panificio di località Santa Marta) e Di Pietro (le oltre 200 rotoballe lavorate in uno dei terreni gestiti dall’azienda agricola) a distanza di pochi giorni. Due episodi in merito ai quali, al momento, non si può accertare alcuna correlazione, ma su cui i magistrati della procura tiburtina intendono fare luce al più presto, anche per valutare se davvero i due roghi appiccati possano essere in qualche modo collegati tra loro. Al momento gli inquirenti non escludono nessuna ipotesi, neppure quella, abbastanza inquietante, di una presunta “serialità” degli atti criminosi, che se accertata lascerebbe intendere senza ombra di dubbio ad un atto organizzato, e quindi con alle spalle un gruppo criminale. Ipotesi che, al momento, nessuno si sente di escludere. Neppure il sindaco di Capena, Roberto Barbetti che, come già accaduto subito dopo l’incendio al panificio Francellini, anche nelle ore scorse è tornato a chiedere con forza alla Prefettura di Roma e alle massime autorità delle forze dell’ordine un maggiore controllo sul territorio tiberino. Azione che, quanto meno, può svolgere da deterrente in un territorio non nuovo a manifestazioni criminali, anche di una certa levatura, pure in tempi recenti, non solo con le ramificazioni tiberine della maxi-inchiesta su Mafia Capitale, arrivata fin dentro i palazzi comunali di Castelnuovo di Porto e Sant’Oreste.