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Fara Sabina, Fabio Melilli attacca dopo la sconfitta del Pd alle comunali: "Necessari volti nuovi nel centrosinistra"

Paolo Giomi
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Pur non avendo ruoli dirigenziali nella catena provinciale del Partito democratico, è senza dubbio la più autorevole delle voci quella di Fabio Melilli, se non altro per essere, di quel partito, il più alto in grado in terra reatina.

E va diritto al nocciolo della questione il commento del deputato sabino al voto di Fara: “Credo che il risultato elettorale sancisca, oggi più che mai, come a Fara Sabina sia giunto il tempo di resettare le logiche che negli ultimi undici anni ci hanno fatto vedere di tutto e di più, e avviare un serio percorso di rinnovamento con una generazione politica che sia libera dai condizionamenti del passato”, dice Melilli, che manda un messaggio chiaro a chi, nell’ultimo decennio, ha contribuito più o meno direttamente a confezionare ben tre sconfitte elettorali consecutive, due delle quali (nel 2011 e nel 2020) con lo stesso candidato sindaco. “In questa campagna elettorale – prosegue il deputato del Pd, già coordinatore regionale dei democratici – ho tentato di avviare un percorso che avrebbe portato ad un campo ampio con all’interno tutte le forze di centrosinistra, compreso ‘Il Ponte’, e il Movimento 5 Stelle. Quel percorso avrebbe creato una lista competitiva, e a mio avviso in grado di conseguire la vittoria sul centrodestra. Non per calcoli numerici post-voto che lasciano il tempo che trovano, ma per la consapevolezza di avere ancora una base elettorale solida, che si sarebbe confrontata contro una destra arrivata divisa, stavolta lei, all’appuntamento con il voto. Abbiamo provato ad aprire un tavolo, ma i vertici politici del Partito democratico di Fara Sabina, in piena e legittima autonomia, hanno optato per un’altra soluzione, che io personalmente non ho condiviso, e che alla fine non si è rivelata vincente. Ed ora è bene che quei vertici si assumano la responsabilità di quella scelta”. Una vera e propria sentenza nei confronti del segretario farense del Pd, Stefano Agneni, e dell’intero direttivo locale, che già lunedì prossimo (sempre ammesso che il coordinatore provinciale Antonio Ventura, chiamato e richiamato più volte in questi giorni, si appalesi, ndr) potrebbe essere messo in discussione.

La prima, ufficiale analisi del voto che proviene dall’interno della coalizione “Fara Merita” (fatte salve le considerazioni dei singoli candidati in lista) è quella del Partito socialista, che ha sostenuto Vincenzo Mazzeo con un appoggio esterno. E che ora pone l’accento su due questioni. La prima è quello della “grande responsabilità e coerenza dei socialisti di Fara Sabina – spiega il coordinatore comunale Gabriele Di Carlo – che nonostante i dissensi all’interno della coalizione – hanno sostenuto con tutte le loro forze la lista di Fara Merita Questo è un elemento che ci differenzia dalle scelte di altri”. E qui il riferimento va agli ex Fara Bene Comune, i quali, è opinione comune nelle aule del centrosinistra, avrebbero fatto campagna elettorale per Roberta Cuneo. Un dato che però, per il Partito socialista farense, non è stato determinante nel prefigurare la sconfitta elettorale. E qui sta la seconda questione. “Attribuire a questo la sconfitta sarebbe frutto di un’analisi superficiale – prosegue Di Carlo - Il centrosinistra paga divisioni ben più profonde, che nascono all’interno della vecchia classe dirigente. Sono ormai 15 anni che queste lacerazioni non ci permettono di costruire una squadra innovativa dal punto di vista amministrativo e vincente dal punto di vista elettorale. E’ il momento di trasformare l’esperienza di Fara Merita, come promesso durante la campagna elettorale, in un laboratorio all’interno del quale costruire il futuro. Un laboratorio politico per Fara, sempre aperto e non da aprire a qualche mese dalla scadenza elettorale”.