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Terremoto, ancora senza acqua e luce la palazzina ricostruita e inaugurata a luglio ad Amatrice

Alessandro Toniolli
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Ad Amatrice un condominio pronto a tornare ad ospitare i suoi abitanti, a luglio una inaugurazione alla presenza di tutte le autorità dal sindaco, al presidente della Regione, ma oggi ancora la triste realtà di un ritorno a casa da rinviare. Il sindaco Antonio Fontanella parla però di una situazione già risolta e di ritardi dovuti alla fornitura dei servizi, tra cui l’allaccio dell’acqua. Parliamo di una palazzina di tre piani costruita nel 1988 a San Cipriano e dai cui le cinque famiglie che la abitavano sono dovute fuggire alle 3 e 36 del 24 agosto 2016. Da allora alloggi di fortuna, per alcuni le tende, poi le casette. I lavori sono iniziati nell’agosto 2019 e si sono conclusi circa nove mesi dopo, a luglio di quest’anno gli abitanti del piccolo condominio erano certi che il rientro tra le pareti delle proprie case fosse veramente ad un passo, ma ad oggi ancora non è così. Aiuta a capire meglio cosa sia successo il sindaco di Amatrice Antonio Fontanella “parliamo di una situazione già risolta, una ditta ha già svolto tutti i lavori necessari per l’allaccio dell’acqua, l’allaccio alla fognatura, la fornitura del gas e la predisposizione per l’energia elettrica. E’ stato fatto tutto venerdì”. Un ruolo importante è stato quello svolto dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione che “si è fatto carico in sostituzione delle inadempienze di Aps della parte relativa alle questioni idriche”.

Il sindaco Fontanella ci tiene a sottolineare l’impegno del Comune “abbiamo fatto numerose riunioni, già prima dell’inaugurazione, per evidenziare all’ente gestore del servizio idrico, anche direttamente al presidente, le inadempienze contrattuali di questa ditta sul nostro territorio che si rivelano nel non riuscire a rispondere in tempi congrui alle richieste di riallaccio delle forniture che arrivano dalle famiglie che hanno recuperato i propri immobili o addirittura dalle ditte che devono avviare i cantieri”.

Nel caso specifico è stato il sindaco a chiedere all’Ufficio Speciale della Ricostruzione “di sopperire a quanto non riesce a fare Acqua Pubblica Sabina”. Quindi ad originare il ritardo sarebbe stata una questione legata alla fornitura dei servizi e a quanto pare non si tratterebbe di un caso isolato e non si tratterebbe di problemi legati unicamente alle forniture idriche, ma anche di quella degli altri servizi. Questo aiuta a comprendere quanto possa essere complesso il sistema della ricostruzione che vede intersecarsi il lavoro di numerosi soggetti e come l’incepparsi di un solo ingranaggio possa bloccare l’intera macchina. Spiegazioni logiche che però si scontrano con la semplice ambizione di intere famiglie a tornare a casa. Rientrare a casa, un gesto di tutti i giorni che però per tante persone è ormai un sogno da troppi anni.