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Rieti: hacker attaccano sistema informatico del Comune e chiedono riscatto. "Difficile capire quanti dati hanno rubato"

Alessandro Toniolli
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Ancora non è possibile sapere con certezza quali e quanti dati siano finiti nelle mani degli hacker che hanno attaccato il Comune di Rieti. Dall’amministrazione si cerca di ridurre al minimo le esternazioni, anche vista l’indagine in corso da parte della Polizia Postale. Al lavoro anche una società specializzata nella sicurezza informatica. Dall’opposizione il capogruppo Pd Alessandro Mezzetti commenta laconico “Accadono cose strane in questo Comune. Come prima cosa sarebbe opportuno capire quali e quanti dati sono stati persi, come vengono conservate le informazioni e che livello di protezione può garantire l’ente. La gestione di questa amministrazione sembra un film di Woody Allen”. In effetti nelle piazze reali e virtuali della città la questione viene il più delle volte affrontata con ironia, forse sottovalutando i rischi connessi agli usi che potrebbero essere fatti delle informazioni, non solo relative al Comune, ma anche ai cittadini. Importanza e valore che invece chi ha commesso il gesto sembra avere ben chiara, se è vero che per  togliere il disturbo è stata chiesta una somma di 500 mila euro in bit coin, moneta anch’essa digitale e che rende più complicato il tracciamento. Il vice sindaco Daniele Sinibaldi, nonostante il riserbo sembra invece avere ben presente la serietà della cosa. Al momento appare ancora impossibile stabilire di quali informazioni i malfattori informatici sarebbero in possesso “abbiamo dato mandato ad una società specializzata nella sicurezza informatica che sta cercando di capire quali dati siano riusciti ad hackerare. Alcuni dati, soprattutto quelli più sensibili hanno un livello superiore di protezione. Alcuni di questi sono in cloud, quindi è necessario verificare se sono riusciti ad accedere anche a quelli. Il Comune gestisce un numero così elevato di dati che solo per capire quanto siano riusciti ad addentrarsi nei data base sarà necessario un po’ di tempo”. Sicuramente, alla luce di quanto accaduto, sarà necessario rivedere tutto il sistema informatico dell’ente, anche se Sinibaldi conferma che era già presente la figura del responsabile della gestione dei dati personali ed altre figure professionali dedicate. Confermata anche la richiesta di una somma importante “ora bisogna capire quanto questo attacco sia stato mirato. Negli uffici comunali è comunque bloccato l’uso di social o altri programmi che possano mettere inutilmente a rischio i sistemi, e questo fa propendere per l’ipotesi che ci si trovi davanti a qualcosa di non casuale. E’ comunque presto per poter dire qualcosa di certo. Ora spetta agli inquirenti capire il momento esatto in cui è stato fatto accesso al sistema ed in che modo. Anche per questo è utile mantenere la riservatezza”.