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Coronavirus e paura di un nuovo lockdown. La Federlazio: "Il 30% delle imprese a rischio"

Luigi Spaghetti
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Le piccole e medie imprese rappresentano gran parte del tessuto economico del Reatino. Capaci di dare lavoro a centinaia di lavoratori e in grado di sostenere l’economia di un intero territorio. Un sistema, però, messo a dura prova dalla pandemia e dal successivo lockdown che ha di fatto bloccato la produzione e messo in difficoltà decine di aziende. Una situazione di crisi e incertezza per il futuro tanto che in autunno 3 aziende su dieci rischiano la definitiva chiusura.

“In pieno lockdown circa il 70% delle nostre aziende associate ci ha fatto richiesta di attivazione di cassa integrazione. È stato un lavoro enorme se consideriamo le difficoltà dovute alle restrizioni (Smart working del personale nostro e delle istituzioni) ma assolutamente necessario. Le richieste sono arrivate anche da aziende che in precedenza non avevano mai fatto ricorso ad ammortizzatori sociali – spiega Davide Bianchino, direttore di Federlazio Rieti -. Minore è stata la richiesta di proroga della Cassa, ma questo era prevedibile: le aziende non vedevano l'ora di ripartire, seppur tra mille difficoltà. In ogni caso parliamo di numeri mai visti in precedenza: la conferma di una crisi tanto grande quanto inaspettata”.

Dopo la riapertura si è assistito a situazioni molto discordanti: un inizio molto buono per alcune imprese, poi però di nuovo un calo improvviso del lavoro e la paura di un nuovo lockdown in considerazione del rialzarsi del numero dei contagiati.

“La situazione attuale è di forte instabilità, avremo probabilmente più certezze da settembre in poi – sottolinea Bianchino -. Nella speranza, però, che non si ricorra nuovamente ad un altro lockdown: sarebbe una tragedia economica. Già oggi, se le misure che il governo metterà in campo non saranno sufficienti, il 30% delle aziende rischia di chiudere. Dobbiamo fare tesoro della esperienza appena passata: se veramente i contagi dovessero nuovamente salire, non c'è bisogno di chiudere totalmente le attività. Le aziende sono in grado di continuare a produrre garantendo al contempo un elevato grado di sicurezza, tra mantenimento delle distanze e DPI per tutti i lavoratori. Non è all'interno di un'azienda che si corrono rischi, luogo anzi spesso più sicuro di altri perché c'è la certezza del rispetto delle regole. Anche il governo però deve fare la sua parte: mai più trovarsi impreparati nei rifornimenti di mascherine e altri DPI, e soprattutto tempi più rapidi nell'elaborazione dei decreti. Il ritardo riguardo la tanto attesa nuova proroga di Cassa integrazione ne è stato un esempio lampante” conclude Davide Bianchino, direttore di Federlazio Rieti.