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Coronavirus, a Rieti ristoranti e bar in ginocchio. Tre su dieci rischiano di chiudere

Luigi Spaghetti
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Cresce la preoccupazione tra i titolari di pubblici esercizi in vista dell’autunno. Se i flussi turistici hanno consentito alle attività delle località montane e lacustri di contenere i costi, altrettanto non si può dire per i locali del capoluogo, svuotati dal mancato arrivo dei turisti. I numeri complessivi sugli occupati del mese di agosto sul territorio, lasciano pochi dubbi: decine di posti di lavoro in meno, rispetto al 2019. Un dato, purtroppo, che non è destinato a migliorare nel breve. A fotografare la situazione nostrana è Elia Grillotti, presidente di Fipe-Confcommercio, federazione italiana pubblici esercizi, che nel Reatino rappresenta 200 attività e 2600 addetti. “Le perdite maggiori in termini di volumi si registrano per ristoranti e bar – spiega Grillotti – dove si evidenzia un calo del fatturato rispetto allo scorso anno del 50%. C’è da dire che le cose sono andate meglio in provincia e al Terminillo in particolare, dove la grande affluenza di villeggianti ha fatto recuperare in parte le perdite causate dal lockdown”. Difficoltà maggiori per le aziende del catering e banqueting che, anche se non costrette a chiudere, hanno risentito dell’assenza di eventi e congressi.

“In questo ambito le perdite hanno toccato anche l’85% del fatturato. Alcuni ristoranti hanno dovuto annullare a causa della pandemia fino a 20 cerimonie al mese con perdite rilevanti - sottolinea ancora Grillotti -. I pubblici esercizi sono uno degli attori principali della filiera turistica e dovrebbero assistere a una crescita della mole di lavoro nei mesi estivi, in particolare ad agosto. Purtroppo quest’anno le cose sono andate molto diversamente. L’emergenza sanitaria, le restrizioni e il calo dei turistici hanno inciso, come era prevedibile, in maniera decisa sullo scenario occupazionale – sottolinea Elia Grillotti -. Il patrimonio di competenze faticosamente accumulato nel corso di anni di lavoro è, mai come ora, a rischio. A ottobre il rischio concreto è che tre attività su dieci possano abbassare la saracinesca per sempre proprio perché non in grado di sostenere i costi una volta terminata la cassa integrazione che, peraltro, alcuni non hanno ancora ricevuto. L’unico modo per reagire a questa situazione drammatica è cercare di tornare alla normalità per questo mi sento di rivolgere un invito anche al vescovo Pompili di riprendere già ad ottobre le cerimonie religiose, comunioni in primis, magari da svolgere in giorni e orari differenti per evitare assembramenti nelle chiese e sovraffollamento di locali. Sarebbe un bel segnale per tutti” conclude lo chef Elia Grillotti, presidente di Fipe-Confcommercio Rieti.