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Rieti, carenza di infermieri: "Non viene garantita un'assistenza capillare"

Alessandro Toniolli
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In una provincia con un territorio come il nostro, fatto di poche strade comode e veloci e con una popolazione tendenzialmente anziana, l’assistenza sanitaria sul territorio può davvero fare la differenza. Soprattutto considerando la presenza di un solo ospedale. Nome Officina Politica offre sul tema alcune riflessioni, partendo dalla buona notizia che la Regione Lazio, per il potenziamento della rete sanitaria territoriale, ha previsto due case della salute, una a Osteria Nuova e una a Sant’Elpidio. A questo proposito il dubbio posto è se la carenza di personale dell’Azienda sanitaria locale non possa minare i buoni propositi. Un ruolo centrale è quello svolto dal personale infermieristico, ma dall’associazione ricordano come “il personale infermieristico in forza alla Asl di Rieti sia, a livello pro capite, tra i più bassi d’Italia”, citando uno studio elaborato da Il Sole 24 Ore da cui si evince che “su 26 province con meno di 250 mila abitanti, solo 2 hanno un numero inferiore di infermieri”. Ad aumentare le perplessità “le denunce di sindacati e medici di base, che rilevano come le Unità speciali di continuità assistenziale (Usca) per l’assistenza domiciliare non siano ancora attivate, quando a livello governativo non si fa altro che parlare di ‘nuova territorialità’ dei servizi sociosanitari”. E forse, anche la mancata attivazione di questo servizio potrebbe essere correlata alla mancanza di personale. Daniele Rinaldi, membro di Nome, non vuole farne una correlazione diretta, fatto sta che “abbiamo uno dei tassi più bassi di presenza di personale infermieristico”. Altra questione sollevata è quella della raccolta di sangue, con una autoemoteca nuova e ben attrezzata che non viene utilizzata quanto potrebbe. Quanto alla raccolta sul territorio, Rinaldi dice: “Ci sono periodi in cui ci si reca in vari centri della provincia, come Amatrice e Magliano Sabina” favorendo in questo modo la partecipazione della popolazione. “Esistono luoghi attrezzati, ma anche in questo caso è necessario personale specializzato sul posto, che attualmente è carente”. A ciò lega anche la questione del centro trasfusionale ospedaliero che “è individuato dagli atti aziendali come uno spoke dell’ospedale Sant’Andrea di Roma, quindi un punto di raccolta funzionale a quella struttura, anche se tale misura è sospesa per il sisma 2016. Il timore è che le sacche di sangue raccolto a Rieti finiscano a Roma e che quindi sarà poi il nostro territorio a farne richiesta. Lo smantellamento della struttura territoriale può essere preoccupante anche per questo aspetto”.