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Turismo, il coronavirus mette in crisi anche i cammini di fede

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Doveva essere l’anno dei cammini di fede ed invece il coronavirus è riuscito a mettere in ginocchio anche questo settore che seppur decisamente di nicchia, negli ultimi due-tre anni stava prendendo piede anche nel Reatino grazie al cammino di Francesco.

Sia chiaro, stiamo parlando di un turismo “povero” ma pur sempre in grado di sostenere piccole attività che negli anni sono sorte lungo gli 80 km del sentiero francescano che attraversa la Valle Santa e che si raccorda con altri e più importanti cammini di fede. Le presenze, anche per questo tipo di “turismo lento” hanno fatto registrare un crollo dell’80%. Se si considera che ogni anno la Valle Santa fa registrare circa 30 mila arrivi per 75 mila presenze si capisce quanto anche il turismo religioso stia pesantemente risentendo degli effetti del covid. Mediamente il Cammino di Francesco è percorso soprattutto da aprile a ottobre da quasi mille pellegrini di ogni nazionalità desiderosi di immergersi nei luoghi tanto cari al poverello di Assisi ma quest’anno non si arriverà alla metà. A piedi, in bicicletta o a cavallo possono trovare ristoro e un riparo nei quattro santuari della Valle Santa oppure in B&B, ostelli, locande e osterie che dal 2003, anno di inaugurazione del Cammino, si sono moltiplicati lungo il percorso.

Dall’ostello “La locanda di San Francesco” di Poggio Bustone confermano la crisi: “La stagione è ormai compromessa – spiegano i gestori -. La pandemia ha colpito proprio nel periodo migliore e da aprile ad oggi abbiamo registrato un calo dell’80%. Qualcosa si sta muovendo in questi giorni e qualche pellegrino torna a farsi vedere ma parliamo di 3-4 persone la settimana, non di più”.

Stessa musica dal santuario di Greccio, il più visitato e famoso della Valle Santa: “Siamo lontanissimi dai numeri registrati lo scorso anno nello stesso periodo. Mancano i gruppi, quelli capaci di fare la differenza e far tornare i conti. Da qui a ottobre speriamo di limitare i danni” conclude padre Francesco Rossi. Anche Rita Giovannelli, guida turistica e imprenditrice, conferma il trend negativo. “La città è vuota di turisti e anche di pellegrini che arrivavano per visitare soprattutto la cattedrale di Santa Maria – dice-. Personalmente nelle mie strutture ho registrato un calo del 60 % delle presenze anche a causa della mancanza di eventi in città e questo la dice tutta sul periodo che stiamo vivendo”. Pochissimi, dunque, i pellegrini che hanno deciso di mettersi in viaggio e sfidare il Coronavirus. “Abbiamo deciso di prolungare il pellegrinaggio – spiega una coppia del Veneto proveniente da Norcia – ma in cinque giorni di marcia abbiamo incrociato solo quattro pellegrini e le strutture che ci hanno ospitato erano praticamente vuote contrariamente agli anni passati”.

Fatturati dimezzati nei casi migliori e una stagione bruciata. Ma per i tanti imprenditori che hanno deciso di investire nel turismo religioso il peggio, forse, deve ancora arrivare.