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Rieti, la passerella che unisce le due sponde del Velino ancora incompiuta

Monica Puliti
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Una passerella unisce le due sponde del fiume Velino, ma solo idealmente visto che al momento nessuno può ancora utilizzarla. E’ la struttura di collegamento realizzata nei pressi della mini centrale idroelettrica, non lontana dalla Centrale del latte e, sull’argine opposto del fiume, dalla sede del Consorzio della bonifica reatina. Una sorta di opera compensativa da parte della società che ha realizzato la centrale dopo aver ottenuto la concessione per lo sfruttamento dell’acqua. E che a distanza di due anni (fatta nel novembre 2018) non è stata ancora completata, mancando i pannelli di rivestimento, i gradini di accesso e il collaudo statico che la società Atifer (proprietaria della centrale) sta aspettando. Un ristoro per la “penalizzazione” ambientale legata alla stessa centrale, costata 3 milioni e 800 mila euro completamente a carico del privato e perfettamente funzionante, facente parte del “pacchetto” “Rieti 2020” (progetto di rigenerazione urbana finanziato dal governo Renzi) e riguardante, appunto, gli interventi a totale carico di imprese private. Il Comune di Rieti ha approvato l’opera dal punto di vista urbanistico ottenendo, come contro partita, la realizzazione della passerella, per unire i due argini del fiume per una maggiore fruibilità di questa area della città, particolarmente amata dai reatini e che attraverso il “ponte” - idoneo al passaggio di persone con disabilità e provvista di illuminazione a led - sarebbe ancora più godibile. A intervenire sulla passerella è il movimento Nome Officina Politica secondo cui “la incomprensibile incompiuta, che come tempi di realizzazione ha già superato quelli del ponte pedonale dello stadio Guidobaldi, senza alcuna motivazione offerta ai cittadini, è simbolo dell'approccio sbagliato con cui si sta impostando Rieti2020”. Senza, cioè, alcun dibattito o informazione pubblica sulla sorte della "rimodulazione progettuale” degli interventi, che prevede, dicono da Nome, proprio nei pressi della centrale idroelettrica su cui è installata la passerella una ‘casa della cultura’ di cui, oltre il nome accattivante, nessuno conosce i contenuti, un progetto di attività, una idea su come sarà gestita e con quali finalità generali, se non quella di ‘alleggerire’ il numero di rappresentazioni al teatro Vespasiano. “Per tacere - aggiungono - della misteriosa sorte dell'intervento al mercato coperto. Un approccio che ha portato a realizzare tante ‘cose’ in passato, senza poi ottenere alcun valore aggiunto a livello di crescita sociale ed economica”.