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Terremoto centro Italia, le domande per la ricostruzione delle case private vanno a rilento

Alessandro Toniolli
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Si avvicina il 24 agosto, una data che nessuno dimenticherà mai. Le terre devastate da quel terremoto non risorgono, e la ricostruzione privata è forse quella che procede più lentamente. Per questo l’assessore regionale alle Politiche per la ricostruzione, Claudio Di Berardino, è intervenuto con una nota per ricordare ai proprietari delle case danneggiate che c'è tempo fino al 20 settembre per presentare le domande per danni lievi, mentre per quel che riguarda i danni gravi la scadenza è al 31 dicembre 2020.

Con un appello rivolto sia a loro che ai professionisti che curano la documentazione, perché, dice, “con l'Ufficio speciale ricostruzione del Lazio ci mettiamo a disposizione per facilitare l’invio delle pratiche. Si tratta di un'occasione che non va sprecata, poiché si ha diritto alla copertura integrale delle spese”. La verità è che se i privati non ricostruiscono il sogno di tornare a vedere vivi quei borghi svanisce.

L’obiettivo pare ancora lontano: al 29 giugno scorso erano state presentate 968 istanze in tutto per danni lievi di cui 177 archiviate, 430 concluse, 131 in lavorazione e 230 sospese. Per quanto riguarda il cratere è significativo il rapporto tra le istanze presentate e quelle che potenzialmente potrebbero esserlo: per Accumoli 27 su 216, Amatrice 216 su 774, Antrodoco 74 su 140, Borbona 42 su 128, Borgo Velino 13 su 37, Cantalice 16 su 43, Cittaducale 39 su 88, Cittareale 39 su 88, Leonessa 191 su 577, Micigliano 3 su 16, Poggio Bustone 10 su 27, Posta 76 su 157, Rieti 119 su 269, Rivodutri 4 su 17.

Un totale di 968 su 2.968, il 32,82%. Questo per i danni lievi, quanto ai danni gravi la situazione è ancora peggiore: Accumoli 56 su 1.389, Amatrice 499 su 3.559, Antrodoco 9 su 83, Borbona 17 su 144, Borgo Velino 3 su 15, Cantalice 0 su 33, Castel Sant’Angelo 3 su 43, Cittaducale 4 su 45, Cittareale 12 su 269, Leonessa 26 su 629, Micigliano 0 su 7, Poggio Bustone 0 su 13, Posta 9 su 133, Rieti 21 su 179, Rivodutri 1 su 5. In totale 485 su 6.734, il 7,20%.

Qualche spiegazione prova a darla Vitaliano Pascasi, presidente dell'ordine degli ingegneri della provincia di Rieti.

“La sensibilità dei cittadini verso una situazione di difficoltà, anche personale - dice -, si affievolisce con il tempo e perde di interesse soprattutto se per ottenere un ristoro, una opportunità di ripresa e di soluzione del proprio disagio ci voglio anni, cataste di pratiche e una pletora tra professionisti, imprese, funzionari pubblici, dirigenti, direttori, commissari, politici e governi di turno. La confusione regna sovrana, norme ordinarie che si sovrappongono a norme straordinarie, interpretazione autentica delle norme, degli articoli, dei commi, delle virgole, delle competenze e delle responsabilità rimpallate da ufficio a ufficio e spesso scaricate su cittadini e professionisti”. Il problema resta sempre e solo la burocrazia.