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Rieti, mille famiglie in povertà a causa della pandemia

Luigi Spaghetti
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Aumenta la povertà a Rieti. L’effetto Covid ha di fatto aggravato una condizione che, in provincia, era già ad alto rischio. E i numeri parlano chiaro. Prima che scoppiasse la pandemia, erano 600 i nuclei familiari seguiti dalla Caritas Diocesana. Oggi si è arrivati a quota 1000: una situazione di povertà che riguarda oltre duemila persone di cui il 30% italiani. “Tra queste anche persone che non avevano mai chiesto aiuto prima, i cosiddetti nuovi poveri. O almeno coloro sconosciuti alla Caritas di Rieti” fanno sapere dalla sede di piazza Oberdan. Persone finite sul lastrico a causa della perdita del lavoro e dall’impossibilità di tirare avanti perché non riescono a pagare l’affitto, il mutuo o anche solo le bollette delle utenze.  “In questi mesi - spiega don Fabrizio Borrello, direttore della Caritas di Rieti - abbiamo cercato di fare fronte all’emergenza sanitarie e sociale in un territorio provato dalla crisi occupazionale prima, dal sisma dopo e ora messa in ginocchio dal Coronavirus”.  In appena tre mesi sono stati distribuiti 500 pacchi alimentari e la Caritas ha dovuto fare fronte ad oltre mille azioni di aiuto non solo nel capoluogo ma anche in altri centri della Provincia particolarmente colpiti dalla pandemia come, ad esempio, Contigliano dichiarata ad aprile zona rossa. “Ma spesso il pacco alimentare si è rivelato un aiuto non risolutivo. Il passo successivo infatti è stato quello di venire da noi a chiedere i soldi perché gli alimenti non bastavano più. C’è da dire che è stata importante la collaborazione con le parrocchie e i Comuni che ci hanno segnalato i casi più critici e le donazioni ricevute da aziende, privati e associazioni” sottolinea don Fabrizio. Chi è sopravvissuto al virus si è dovuto arrendere al lockdown. I più colpiti, infatti, sono stati gli anziani, le famiglie con bambini, le donne, le persone che avevano bisogno di cure e terapie. “A chiedere i pacchi è venuto chi ha avuto problemi con la cassa integrazione, colf e badanti, persone che hanno visto interrotte collaborazioni a progetto ma anche chi era impiegato nella filiera della ristorazione, del turismo, dei trasporti e delle pulizie. Persino chi lavorava in nero svolgendo piccoli lavori per arrotondare il reddito di cittadinanza ma anche chi mai prima d’ora aveva bussato alla nostra porta. Tutte persone risucchiate nella povertà relativa” sottolinea il direttore della Caritas diocesana. Determinante è stato anche il sostegno offerto dal Fondo Santa Barbara istituito dalla Chiesa di Rieti per aiutare i reatini in difficoltà dopo il dramma dovuto al Coronavirus (160 le richieste per ottenere sussidi da un minimo di 400 euro ad un massimo di 800) e il fondo chiamato “Il pane di Sant'Antonio” che anche grazie a Fondazione Varrone e Caritas italiana, sostiene le piccole imprese, con speciale attenzione a quelle dei giovani.