Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Rieti, nuovo scontro sulla vendita delle farmacie Asm. Ubertini: "Comune ci coprirà debiti"

Alessandro Toniolli
  • a
  • a
  • a

Il consigliere comunale Carlo Ubertini paventa il rischio che i proventi derivanti dalla vendita delle tre farmacie comunali Asm possano essere impiegati per coprire le situazioni debitorie del Comune, in primis quella verso la cooperativa Quadrifoglio, pari a 3 milioni. L’assessore al Bilancio, Claudio Valentini, controbatte che “è ridicolo, ognuno parli di ciò in cui ha competenze”. La questione è stata sollevata dall’ex assessore all’Ambiente nel corso della seduta della commissione consiliare di Garanzia presieduta da Alessandro Mezzetti e in quella sede Ubertini ha espresso la sua preoccupazione per il fatto che i proventi della vendita delle farmacie comunali, approvata con una delibera di indirizzo nel consiglio comunale del 18 giugno con il voto contrario dei gruppi di opposizione, possano dover essere impiegati per il ripianamento dei debiti dell’amministrazione, in primis quello vantato dalla cooperativa Quadrifoglio, invece che finire come previsto nell’acquisizione delle quote societarie in possesso del socio privato (Azimut ne detiene il 40%) per far divenire la società completamente pubblica. “Non so se il Comune riuscirà a vendere le farmacie, ma secondo me, per molte ragioni, non riuscirà attraverso questa operazione a riacquisire le azione del privato. Alla luce della novità dei pignoramenti faccio una prima considerazione: come è possibile in un Comune in pre dissesto fare utili attraverso la dismissione di propri patrimoni e non utilizzare questi per ripianare il debito ma per coltivare strategie aziendali? Nessun organo di controllo potrà mai avallare un simile uso di questo profitto. Questo è certificato dalla Corte dei Conti nel 2014 che valutava la dismissione degli immobili uno strumento fondamentale per risanare la situazione economico finanziaria degli enti”. Le farmacie poi, continua l’ex assessore, “sono state valutate come base d’asta intorno ai 4 milioni e 900 mila euro, il costo delle azioni del privato è di 6 milioni, quindi ci sarebbe una forbice di oltre un milione”. L’aspetto che Ubertini ritiene poi più decisivo è che “l’art. 2357 del codice civile recita che ‘per riacquisire proprie azioni non è possibile superare i limiti degli utili dell’ultimo bilancio né quelli delle riserve libere’, non potremo mai, quindi, arrivare a 6 milioni. Questo significa che l’operazione può essere conclusa previa ripatrimonializzazione di Asm, e come è possibile farlo se abbiamo il patrimonio pignorato? Abbiamo un problema di liquidità, l’unico strumento ipotizzabile sarebbe stato trasferire immobili ad Asm”. Lapidario l’assessore Valentini: “Quanto si dovesse ottenere dalla vendita delle farmacie comunali andrebbe a finire nelle casse di Asm, società con una sua natura giuridica e un bilancio proprio, e quindi in nessun modo potrebbe essere utilizzato per soddisfare i crediti vantati nei confronti del Comune”.