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Rieti, immobili del Comune pignorati. Ludovisi: "A rischio opere bando periferie"

IL CASO

Alessandro Toniolli
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Commissione Controllo e Garanzia bollente sui beni pignorati al Comune di Rieti, con il presidente Alessandro Mezzetti arrivato a dichiarare che l’organo era stato commissariato. Il tema occupa le da giorni le cronache politiche cittadine e la commissione dedicata non tradisce le aspettative. Una seduta seguita a distanza dai consiglieri, ma è una presenza in sala consiliare a generare il disappunto di Mezzetti. Oltre a lui infatti, a Palazzo di Città erano presenti il segretario generale, Laura Mancini, l’assessore Antonio Emili e l’avvocato Alessia Mostocotto; della presenza di quest’ultima il presidente aveva avuto un annuncio dal sindaco Antonio Cicchetti durante la consueta diretta televisiva settimanale e al momento dell’inizio della commissione dal segretario generale. In questo Mezzetti ha visto uno sgarbo istituzionale, se non proprio una prevaricazione delle competenze della presidenza. Ciò però non lo ha indotto a non concedere la parola all’avvocato incaricato di curare le opposizioni alle procedure di pignoramento, che anzi ha aperto la seduta illustrando la linea difensiva dell’ente, incentrata su due punti: la non pignorabilità di alcuni dei beni in oggetto (non meglio specificati) e il valore esorbitante degli stessi rispetto al credito di 3 milioni vantato dalla cooperativa Quadrifoglio. Tra i successivi interventi dei membri consiglieri quello di Giovanni Ludovisi, che si è detto preoccupato “per il fatto che tra ciò che rischia di finire all’asta figurano l’ex mattatoio e l’ex mercato cittadino, su cui insistono i finanziamenti di Rieti 2020”. L’ex assessore all’urbanistica ha incalzato il suo successore sul rischio della perdita di questi finanziamenti (circa 8 milioni), chiedendo anche ad Emili quando fosse venuto a conoscenza dei pignoramenti e perché non abbia condiviso il fatto in consiglio comunale. I toni salgono, ma le risposte del titolare dell’urbanistica tendono a tranquillizzare: infatti, il solo decreto ingiuntivo, fin quando non si giunga all’asta, non comprometterebbe il progetto e l’amministrazione si dice certa delle ragioni che l’hanno portata a opporsi ai decreti del tribunale. Dal gruppo misto Andrea Sebastiani evidenzia come potrebbero essere eccezioni formali che potrebbero portare a una diminuzione dell’importo richiesto, ma che soprattutto le eventuali inefficienze non possono essere tutte ascritte alla giunta Cicchetti, ma andrebbero condivise coi predecessori, e l’appunto a chi oggi amministra anche in questo caso sarebbe quello di una scarsa condivisione. Simone Petrangeli, dopo aver ricordato di aver saldato durante il suo mandato fatture per circa 9 milioni, accusa il Palazzo di aver interrotto ogni dialogo con la governance della Quadrifoglio e di aver ignorato una delibera di indirizzo licenziata quando era sindaco, che a suo dire avrebbe permesso, se seguita, di evitare le procedure esecutive e di tenere aperta la casa di riposo.