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Rieti, il caso Cicchetti: quando il reato è governare

Francesco Storace
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Il reato è governare. Lo strumento è stata la vittoria elettorale. La pena è dover sopportare polemiche insulse da chi a Rieti fa il legalitario mentre al governo sostiene chi modifica l’abuso d’ufficio. La vicenda Cicchetti è paradossale. Contro il sindaco della città si muove la magistratura perché al PalaMalfatti non sarebbero rispettate le norme antincendio. E siccome Antonio Cicchetti ha autorizzato il Real Rieti – che non è esattamente agli ultimi posti del calcetto a cinque – a disputare tre eventi, ecco che si abbatte la scure di palazzo di giustizia. Come anche per il presidente della provincia proprietaria della struttura.

Ma è su Cicchetti che si scatenano le opposizioni. Centrosinistra come i grillini. Non sanno che il loro governo Conte ha appena approvato nel decreto semplificazione un articolo ad hoc. L’articolo 23 del nuovo testo fa ora riferimento a “violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità”. Poco, molto? I legulei ci spiegheranno se basta. Noi sappiamo che il tema vero è il diritto a governare o meno. E riguarda Antonio Cicchetti come migliaia di sindaci di tutta Italia.

Il sindaco, per nulla intimorito, sfida un’opposizione che ancora non si è ripresa dalla sconfitta elettorale e che incapace di battere l’avversario tifa per la magistratura: “Quanti palazzi sono nelle condizioni del PalaMalfatti?”. E magari non solo a Rieti. Una politica seria proporrebbe all’istante una commissione parlamentare per scoprire quante città versano in tutta Italia nelle stesse condizioni nelle strutture pubbliche. E in quante di esse sono intervenuti i magistrati con indagini e sigilli. Poi c’è il popolo, rassegnato agli eventi. In altri tempi i lupi si sarebbero scatenati sui social, la vicenda PalaMalfatti invece vede qualche parolaio dell’estremismo che tenta di accendere la miccia che gli rimane in mano.

Perché sulla probità di Cicchetti non si può discutere. E neppure sulla sua capacità di amministrare. Al Comune come alla Regione Lazio, dove uscì senza macchia dall’indagine che vede ancora sotto processo i consiglieri regionali del centrosinistra di allora sullo scandalo dei rimborsi. Cicchetti neppure sfiorato, mentre i compagni di quelli che lo attaccano ora pregano a mani giunte per la prescrizione.

Passerà anche questa, anche se fa bene il sindaco a lanciare l’allarme su che cosa può succedere di qui alla fine del mandato. Perché se si dà la sensazione di scavare solo in una direzione non depone bene. Non è un rifiuto pregiudiziale dell’inchiesta in un Paese in cui vige l’obbligatorietà dell’azione penale. Che però non può valere solo per il Comune di Rieti senza neppure guardare gli altri palazzi “superiori”, come li appella il sindaco.  Se ne preoccupi anche la Regione Lazio, con i suoi amministratori alle prese con una botta da 90 milioni di euro che la Corte dei Conti pretende da Zingaretti e anche da Raggi soci. Tema è l’acquisto di un palazzo per farne la sede dell’amministrazione provinciale. 

Si potrebbe fare un bellissimo dibattito con i contestatori di Cicchetti, che non sanno guardare oltre il cortile di casa. E nel caso dell’inchiesta della magistratura contabile parliamo di qualcosa che è molto oltre un avviso di garanzia tutto da comprendere. Però si punta il sindaco di Rieti. Stravagante, direi.