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"Il trasporto dei pazienti dializzati affidato ad associazioni prive di autorizzazione"

Monica Puliti
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Si chiama “Cuore amico” e da oltre due anni e mezzo opera su Rieti e Magliano Sabina fornendo, in particolare, il servizio di trasporto dei malati dializzati. La società cooperativa sociale svolge la propria attività presso l'unità operativa complessa dialisi e nefrologia dell'ospedale de' Lellis e il centro dialisi della Casa della salute di Magliano Sabina. Con un però, anzi più d'uno. In una lettera indirizzata al direttore generale dell'Azienda sanitaria locale, Laura Figorilli, oltreché ai responsabili dei distretti Rieti-Antrodoco-Sant'Elpidio e Salario-Mirtense, l'amministratore della società fa presente come alcuni pazienti si facciano accompagnare dal loro domicilio fino ai centri in questione e poi da qui di nuovo a casa da associazioni di volontariato che non sono presenti nella delibera di giunta regionale (la 907) del 4 agosto scorso, che contiene la lista di associazioni/organizzazioni autorizzate al trasporto dei dializzati.  Associazioni di volontariato fedelmente elencate nella lettera indirizzata alla direzione della Asl, tanto quelle operanti al San Camillo de' Lellis che presso la Casa della salute di Magliano. Ma il paziente può farsi accompagnare da chiunque? No secondo l'amministratore di Cuore Amico e, meglio ancora, secondo il decreto del commissario ad acta del 2014 sul trasporto dei pazienti dializzati, per cui il rimborso come accompagnatore può essere fatto esclusivamente da familiare, indicando sempre la targa dell'auto che ha effettuato il trasporto; inoltre la delibera contenente la lista cita che “i pazienti dializzati necessitanti di interventi di trasporto con rimborso a carico della Asl dovranno servirsi esclusivamente di associazioni/organizzazioni incluse nell'elenco” visto il divieto a erogare contributi a soggetti non in possesso dei requisiti indicati nello stesso decreto.  Tra i quali se ne ricordano tre in particolare: il Durc (documento unico di regolarità contributiva) per le “organizzazioni” che abbiano dipendenti - e che quindi non operino su base volontaria -, il libro matricola (per le presenze dei dipendenti) e l'impegno a emettere fattura. Ecco dunque le richieste al direttore della Asl e ai responsabili dei due distretti sanitari, quelle cioè di “effettuare un controllo sui rimborsi dei pazienti che, prima dell'adeguamento prodotto dall'istituzione della lista, utilizzavano le suddette associazioni, verificando come oggi gli stessi pazienti richiedono il rimborso”. Inoltre, “nel caso effettuiate ancora oggi un rimborso, di prestare particolare attenzione alle targhe e, meglio, specificando se le targhe che utilizzano oggi nella richiesta di rimborso siano le stesse intestate alle suddette associazioni, ovvero presenti quando le stesse erano ‘autorizzate' a ottenere il rimborso”. Una situazione, sostiene l'amministratore della società cooperativa sociale, che va avanti da quando è entrata in vigore la lista, e in merito alla quale si “mettono in guardia” i pazienti visto che “nel caso avessero dichiarato di essere stati accompagnati da familiari ma in realtà il trasporto fosse avvenuto tramite un'associazione non in lista, e pertanto non autorizzata a fornire il trasporto, potrebbero essere sanzionati e perderebbero il diritto al rimborso, trovandosi a dover restituire gli importi riscossi illecitamente”. Insomma, una situazione da sanare perché si possa, tutti, operare ad armi pari. La risposta della Asl non si è fatta attendere. “Si informa che il decreto del commissario ad acta (lo stesso richiamato dall'amministratore di Cuore Amico, ndr) prevede che il paziente dializzato, qualora decida di non utilizzare i servizi messi a disposizione dalla Asl, ha diritto altresì a un contributo per il trasporto mediante auto privata. In tal caso la Asl provvede a rimborsare il paziente sulla base della domanda dell'assistito e del certificato rilasciato dal responsabile del centro dialisi indicante i giorni di trattamento”. Tale contributo è pari a un quinto del costo della benzina per Km percorso dal domicilio dell'assistito al centro di cura, nonché eventuali spese per i pedaggi autostradali documentati. La Asl fa inoltre presente “di aver definito i vettori autorizzati al trasporto dei pazienti dializzati a seguito dei controlli amministrativi e tecnici sulle organizzazioni/associazioni che hanno presentato domanda”. “In ragione di ciò - si dice ancora -, è evidente che i controlli di competenza, che spettano alla Asl, sono regolarmente svolti sia per quanto attiene la valutazione dell'inserimento di nuovi vettori, sia per la revisione di quelli già inseriti nell'elenco”. Dunque nessuna situazione da sanare nonostante la puntuale denuncia dell'amministratore di “Cuore Amico?”. Questo vuol dire la Asl?