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Fara Sabina, consiglio surreale con 9 consiglieri che si sono già dimessi davanti al notaio

Paolo Giomi
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Un consiglio comunale fiume posticipa, verosimilmente di qualche ora, la certificazione delle dimissioni dei 9 consiglieri – 7 di maggioranza e 2 di minoranza – pronti a far cadere giunta e consiglio comunale.

Che l’ultima assise guidata dal sindaco Davide Basilicata sarebbe comunque giunta al termine era stato più o meno dichiarato da tutti, dimissionari e non. E così è stato, con una seduta durata praticamente tutto il giorno, e andata avanti fino al tardo pomeriggio, facendo venire meno i tempi tecnici per protocollare le dimissioni da parte dei consiglieri dei gruppi Fara 3.0, Fratelli d’Italia e dei due consiglieri di Fara Bene Comune, Gabriele Picchi e Paolo Spaziani.

Così, in un clima a dir poco surreale, il Consiglio del 22 giugno ha approvato i quattro debiti fuori bilancio che erano stati rispediti al mittente, e cioè al sindaco, appena pochi giorni fa. Provvedimenti votati anche dalla maggioranza dimissionaria, che è stata più volte imbeccata sul tema delle dimissioni. In particolare dal presidente del consiglio comunale, Emanuele Testa, insolitamente accalorato rispetto al proverbiale aplomb che lo ha contraddistinto in questi anni. Lo stesso Testa, poco prima dell’inizio dei lavori consiliari, aveva già acceso gli animi con un post al calor bianco pubblicato su Facebook: “Oggi alcuni vanno dal notaio per manifesta incapacità di proseguire sulla linea dell’unità che ha contraddistinto negli anni l’operato di questa amministrazione – scrive Testa – non è mia intenzione aprire una polemica sui social, però lasciatemi dire che questo fuggi fuggi da una nave che vacilla, per colpe attribuibili anche agli stessi che fuggono, mi riempie il cuore di tristezza”. Lo stesso Testa rincara la dose in Consiglio, lanciando bordate senza troppi giri di parole, in particolare sui passaggi relativi alle commissioni consiliari: “Inutile stare a discutere di attività future, quando avete già formalizzato le dimissioni dal notaio”, ribatte il presidente del consiglio comunale. Che ancora, nel corso di un dibattito sul futuro della scuola tra l’assessore Marco Marinangeli e l’ex vicesindaco Roberta Cuneo, a capo dei dimissionari, taglia corto: “Quando avete finito di prendervi in giro possiamo andare avanti”.

Nervi a fior di pelle nell’aula “virtuale” della seduta a distanza, mentre dal centro dello schermo il sindaco Basilicata sulla vicenda resta in silenzio: non una parola, non un accenno a polemiche o spaccature, nonostante l’ultimo affannoso appello a ritrovare l’unità lanciato poche ore prima del Consiglio. Un appello andato nel vuoto, mentre si consuma l’ultimo, incredibile atto di una consiliatura ormai pronta a cadere, lasciando spazio ad una campagna elettorale che, fuori dall’aula del consiglio comunale, è già cominciata. Ed ha già raggiunto temperature elevatissime, non soltanto nelle pieghe di un centrodestra ormai spaccato, ma anche all’interno del centrosinistra, dove il tema della quadratura del cerchio tra le varie anime dell’ex coalizione sembra essere ancora dominante. E lontano da raggiungere. Oggi, 23 giugno,  si attende solo di mettere nero su bianco quanto ormai è noto a tutti.