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Orvinio, lupi attaccano pecore e si avvicinano alle abitazioni

Sos lanciato da alcuni allevatori. "Nei boschi si sono moltiplicati durante il lockdown"

Tania Belli
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In concomitanza, ed a causa del lockdown, in Sabina si sono registrati strani fenomeni, seguiti da alcuni significativi cambiamenti, che hanno coinvolto soprattutto la flora e la fauna del territorio. In particolare, come risulta da diverse testimonianze raccolte, i boschi sabini sono tornati a popolarsi di lupi; una circostanza che, se da un lato, quello più squisitamente naturalistico ed ambientale, può essere considerata assolutamente positiva, dall'altro, quello più strettamente collegato alla presenza ed alla attività antropica, potrebbe costituire un problema.

Infatti, pare che alcuni esemplari di lupo si siano incrociati con elementi appartenenti a branchi di cani randagi, inselvatichiti, dando vita ad una specie ibrida, in costante crescita in quanto al numero totale di componenti; a questo, poi, si è aggiunta la loro tendenza, sempre più marcata, ad avvicinarsi ai centri abitati per reperire cibo a più buon mercato; ciò, si è verificato in maniera molto evidente durante la fase di fermo obbligato a cui l'epidemia da Covid-19 ha costretto anche la Sabina; momento in cui è stato estremamente agevole per tali lupi-cani, o per i lupi stessi, appropriarsi degli spazi lasciati libero dai colleghi umani; un'abitudine che è proseguita anche con l'avvio della fase 2, di graduale riapertura, e ripresa delle normali attività. Il risultato è stato che diversi pastori o proprietari di greggi in terra Sabina hanno lamentato assalti o tentativi di aggressione ai loro animali da parte di tali lupi-cani. In dettaglio, ciò è accaduto a Torricella, con il rinvenimento di resti di ovini morti (con segni imputabili all'azione di canidi), o la mancanza di vari capi da parte dei locali allevatori, e ad Orvinio; qui, come ci è stato riferito dai diretti interessati, giornalmente si deve fare i conti con l'avvicinamento di lupi, che scendono dalle vicine montagne mossi dalla fame, ed attratti da capre o pecore al pascolo nelle campagne orviniesi. Peraltro, tali casi si sono verificati in prossimità delle aree abitate. Un motivo ulteriore per riflettere sul problema da parte delle autorità competenti.