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Sabina, Fiano Romano rischia di perdere il nuovo centro di distribuzione di Amazon

Potrebbe essere dirottato nel polo della logistica di Passo Corese

Paolo Giomi
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Certezza tempistica e certezza decisionale. Sono i requisiti che Amazon, senza girarci troppo intorno, ha chiesto al territorio di Fiano Romano per realizzare la sua seconda struttura distributiva – un centro di smistamento che secondo l’azienda, a pieno regime, impiegherà circa 300 persone – nel territorio della Sabina tiberina, dopo quello di Passo Corese. Certezze che al momento, nonostante il pronunciamento del consiglio comunale fianese, lunedì scorso, sul riconoscimento dell’infrastruttura come “opera di interesse pubblico”, il parere negativo espresso dalla Città Metropolitana di Roma potrebbe far venire meno. Ecco perché nella “partita” sulla nuova piattaforma del colosso americano del commercio online potrebbe inserirsi anche l’area del vicinissimo polo logistico di Passo Corese.

Un’ipotesi, questa, che seppure non confermata ufficialmente da nessuno degli attori in campo, appare tutt’altro che peregrina: a Passo Corese Amazon non solo ha già uno dei suoi principali centri di distribuzione della rete italiana (il centro FCO1, aperto alla fine del 2017, che impiega attualmente oltre 1000 addetti, ndr), ma l’agglomerato industriale, già realizzato, presenta lotti già urbanizzati al 100% e disponibili, in un’area altrettanto strategica, rispetto a quella di Fiano Romano, per ciò che riguarda i collegamenti con l’Autostrada del Sole. Non a caso proprio a Passo Corese, dopo Amazon e altre aziende che già operano nel nucleo, a Passo Corese si appresta ad aprire le sue attività anche Sda, lo spedizioniere di Poste Italiane, che è praticamente pronto ad insediarsi nel suo nuovo centro logistico realizzato proprio di fronte alla mega-struttura di Amazon.

Il Comune di Fiano Romano, dal canto suo, cercherà di non farsi scappare un’opportunità di sviluppo come questo, mettendo in campo tutte le risorse amministrative possibili per sbrogliare la delicata matassa dello spostamento del fosso di Pratalata, operazione non proprio semplicissima, almeno su carta, almeno per quanto riguarda i pareri da ottenere in termini di ambiente e tutela idrogeologica. E di certo il “no” della Città Metropolitana di Roma, salvo intervento rapido della Regione Lazio, non semplifica affatto le cose. Anzi.