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Amazon raddoppia in Sabina, dopo Passo Corese vuole allargarsi a Fiano Romano e promette altri 300 posti

Previsti altri 300 posti di lavoro che si aggiungono ai 1500 del polo della logistica

Paolo Giomi
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Amazon raddoppia in Sabina. Dopo aver aperto a Passo Corese il centro distribuzione FCO1, nel 2017, il colosso americano prevede, nel piano di sviluppo della propria rete, di realizzare un nuovo centro di smistamento all’interno della zona industriale di Fiano Romano, struttura destinata, secondo quanto riporta la stessa Amazon in un carteggio inviato al Comune tiberino – e di cui il Corriere di Rieti ha potuto prendere visione – a “servire e supportare l’attività in tutta la Regione”. I numeri, com’è ormai prassi del gigante Usa, sono importanti: la struttura, che si estenderà all’interno di un vasto complesso industriale di complessivi 17 ettari, è destinata ad assumere, da qui ai prossimi tre anni, circa 300 addetti, senza contare l’indotto. Numeri che poi, come si è visto anche a Passo Corese, vengono quasi sempre superati, vista la sempre crescente necessità di personale da impiegare nei centri.

Anche a Fiano, come accaduto nelle altre parti d’Italia, il progetto di Amazon è portato avanti da un intermediario, che risponde al nome di P3 Logistic Park srl, società Milanese che ha già avanzato al Comune tiberino richiesta di permesso a costruire, nell’area individuata all’interno della zona industriale dove già esistono altre importanti realtà produttive e logistiche. E dove, da qui a breve, il più grande negozio online del mondo potrebbe aprire la sua quinta struttura della Regione, dopo quelle di Passo Corese, nel Reatino, e di Settecamini, Magliana, Pomezia, e il prossimo deposito in fase di apertura a Colleferro, in provincia di Roma.

C’è però un intoppo burocratico che tiene bloccata la procedura burocratica: si tratta di un parere negativo all’intervento espresso dal dipartimento Tutela Acqua e Risorse Idriche della Città Metropolitana di Roma, che ha ricevuto la competenza istituzionale sulla materia in delega dalla Regione Lazio. L’ex provincia di Roma, esaminati gli atti presentati, nell’ordine, da privato, Comune di Fiano Romano e Agenzia del Demanio, ha ritenuto opportuno non concedere il nullaosta all’iniziativa, appellandosi, tra gli altri cavilli normativi, niente meno che a due “Regi decreti” del 1904.

L’oggetto della contesa burocratica è la presenza, nel luogo dell’intervento industriale, di un piccolo corso d’acqua chiamato Fosso di Pratalata, che sia la P3 Logistic Park srl, sia il Comune di Fiano Romano, intenderebbero “spostare” dall’attuale tracciato. Non così a caso, ma attraverso un ampio ed organico progetto di riqualificazione dell’alveo, che verrebbe dotato, tra le altre cose, anche di una vasca di espansione e laminazione delle acque. Senza contare che lo stesso Fosso di Pratalata, ormai, è praticamente inesistente, essendo già sotterrato ed intubato per buona parte di un tratto a monte di quello in oggetto, frutto dei primi insediamenti industriali di Fiano, e addirittura al suo stato attuale, secondo quanto si è potuto apprendere, rappresenta più una minaccia che un bene naturale.