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Un polo di innovazione tecnologica al nucleo industriale

Leonardo Ranalli
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Un polo di innovazione tecnologica capace di realizzare un centro di trasferimento tecnologico e un incubatore di imprese produttive: è questa la nuova frontiera che potrebbe rappresentare una svolta per il Reatino e della quale è stata presentata la struttura al Consorzio per lo sviluppo industriale. Tutto nasce dall'idea di rilanciare il parco scientifico e tecnologico dell'Alto Lazio, partecipato da Consorzio e università della Tuscia, e provare ad affiancarsi a un privato che si presenta con la neonata Eti. Una realtà, questa, pronta a partire con due partecipate, Himet e Gnrg, che aprirebbero i battenti nel Reatino con progetti in essere che vanno dalla realizzazione di sonde geotermiche alla lavorazione di strutturati metallici e quindi nanopolveri. Ma questa sarebbe solo una faccia della medaglia perché l'altra sarebbe pronta con ulteriori 7 start-up produttive che vanno dai campi dei polifenoli a quelli dell'elettronica, fino agli algoritmi finanziari. Per capire cosa in sostanza potrebbe avvenire - e il sogno dei presenti sarebbe realizzarlo nell'ex capannone Ritel (area in fase di rientro in possesso del Consorzio e oggetto di manifestazioni di interesse) - bisogna comunque immaginare un nuovo spazio dove si troverà di tutto: dalle scrivanie per pensare e dormire alle catene di montaggio per produrre. Un'area polifunzionale dove incubare, progettare, brevettare, ingegnerizzare, produrre e vendere. E proprio questo potrebbe essere il futuro dell'industria perché non si realizzerà un prodotto conto terzi, ma si realizzeranno idee applicabili nel settore industriale e questo tramite richieste specifiche degli interessati o tramite lo sviluppo naturale della ricerca. Una piccola rivoluzione culturale dove la ricerca e l'innovazione sono le parole d'ordine e dove tutto avverrà sotto il controllo di Eti, rappresentata ieri dagli imprenditori del Lombardo Veneto Stefano Cavalli e Flavio Bosio. A pilotare il percorso - pronto a portare da subito circa 2,5 milioni di investimenti per la produzione più quelli per la progettazione e circa 25 lavoratori -, oltre ad Andrea Ferroni, sono stati la Regione Lazio con Daniele Mitolo e l'assessore Guido Fabiani, il deputato Fabio Melilli e il vicesindaco Emanuela Pariboni. Una sorta di intuizione appoggiata sulla preesistente struttura del parco scientifico, che era finito in liquidazione, e sul lavoro dei due imprenditori che hanno più volte ripetuto di aver scelto Rieti per la capacità dimostrata dalla compagine politica e amministrativa di volere una realtà come quella di Eti in una provincia da realizzare. Tempi record e voleri comuni hanno così creato un percorso virtuoso che ha fretta di dimostrare le proprie potenzialità e che potrebbe farlo in tempi rapidissimi viste le commesse già in pancia. Bene, quindi, questa prima fase salutata a distanza dall'assessore regionale alle attività produttive Fabiani con un messaggio forte e chiaro: "La nascita e il previsto insediamento qui a Rieti di un soggetto privato-pubblico che abbia per obiettivo il trasferimento tecnologico e nel contempo sia incubatore di impresa e acceleratore economico è un fatto di grande rilevanza per questo territorio, che va valutato positivamente". Per la Regione e l'assessore "si tratta di un'occasione importantissima per il comparto produttivo reatino anche per l'elemento che caratterizza questa iniziativa che vuole configurarsi come realtà di giunzione e interlocuzione tra il settore universitario della ricerca e il momento dello sviluppo imprenditoriale-industriale dei progetti che ne derivano". Una scommessa che presto avrà una forma specifica.