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Il sindaco di Sacrofano si ribella al prefetto"No allo scioglimento"

pa. gio.
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“C'è stato un trattamento diverso nella vicenda relativa all'inchiesta su Mafia Capitale per quei Comuni del territorio tiberino che hanno avuto e hanno amministrazioni di centrosinistra”. Si può riassumere così, in sostanza, il pensiero del sindaco di Sacrofano Tommaso Luzzi. Che ieri, in un'intervista rilasciata a Il Tempo, non solo ha ribadito la sua totale estraneità ai fatti - nonostante Sacrofano sia l'unico Comune per il quale il Prefetto Franco Gabrielli ha chiesto al Ministro Alfano lo scioglimento per mafia - ma ha anche detto più o meno velatamente come, rispetto al suo territorio, i municipi della Sabina romana abbiano avuto trattamenti diversi, visto che sia Castelnuovo di Porto, sia Morlupo e sia Sant'Oreste non sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose, nonostante i rispettivi sindaci siano tutti finiti negli atti dell'inchiesta Mondo di Mezzo. Ed è proprio in quei Comuni che, secondo Liuzzi, Massimo Carminati e Salvatore Buzzi avrebbero tessuto le loro trame criminali all'infuori della Capitale, e non a Sacrofano, nonostante il "guercio" avesse la residenza proprio nel suo Municipio. “Carminati qui neanche votava - dice Luzzi - i voti io me li sono sempre sudati da solo, mentre in altri Comuni hanno detto di aver dato soldi per le campagne elettorali”. Il riferimento è a quanto registrato in diverse intercettazioni in cui Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative al servizio del clan, ammette di aver contribuito economicamente alla campagna elettorale dell'ex sindaco di Castelnuovo di Porto, Fabio Stefoni, finito agli arresti e sospeso dall'incarico, al pari di Marco Commissari (Cantalupo) e Sergio Menichelli (Sant'Oreste), loro due coinvolti nel primo capitolo della maxi-inchiesta che il prossimo 5 novembre porterà 59 persone alla sbarra.