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Mafia Capitale: un arsenale occultatotra le villette di Riano

Paolo Giomi
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Era armata e pronta a far fuoco la cupola della Mafia capitale. E l'arsenale potrebbe essere stato occultato in un complesso immobiliare del comune di Riano, situato in via Monte Marino. Pistole con silenziatori, mitra semi-automatici, giubbotti antiproiettile in Kevlar. Tutto a disposizione degli uomini del boss Massimo Carminati, che cura direttamente la catalogazione delle armi con Riccardo Brugia, l'iscritto “numero due” nell'ordinanza del gip di Roma Flavia Costantini, “l'armiere” amico di Paolo Pompeo attraverso il quale si era aperto un canale con la criminalità organizzata napoletana. L'inquietante scenario è rivelato da un'intercettazione dei carabinieri del Ros di Roma risalente al 22 aprile del 2013, al Bar Dehor di Vigna Stelluti. Dalle trascrizioni dei militari risulta come Brugia abbia suggerito al “re nero” Carminati di occultare gran parte delle armi e dei giubbotti antiproiettile nel complesso immobiliare situato lungo la via Tiberina, che era riconducibile al cospicuo investimento immobiliare effettuato dallo stesso Brugia assieme ad Ernesto Diotallevi, attraverso un tramite che risponde al nome di Sergio Tartaglia. E' proprio a lui, al “culturista”, che Brugia si rivolge per suggerire a Carminati un luogo sicuro dove occultare le armi: “Dove c'ho le case io, quelle di Sergio”. Un luogo che Carminati conosceva bene, essendo stato chiamato direttamente in causa 5 mesi prima, il 30 novembre del 2012, dagli stessi Brugia e Tartaglia. I quali, vedendo aumentare il ritardo nella realizzazione di alcune opere pubbliche da realizzare nei pressi del loro cantiere, fanno leva su quella che il gip Costantini definisce “capacità di penetrazione nella pubblica amministrazione” del capo della Mafia Capitale. E infatti Carminati interviene subito, esortando Tartaglia a mandargli “un foglio con due o tre indicazioni”, necessarie affinché potesse “parlare con l'amico mio, ed in settimana lo mandiamo a parlare con la Signora”. Una frase che testimonia la padronanza del boss sul territorio, avendo fatto diretto riferimento, con il termine signora, al sindaco di Riano Marinella Ricceri. Non solo. In chiusura di conversazione Carminati chiede a Tartaglia di inviargli quanto richiesto attraverso Roberto “Bobo” Lacopo, il gestore del distributore Eni di Corso Francia considerato la principale base operativa di molte attività della cupola. Con tutta probabilità invece “l'amico” citato da Carminati è Salvatore Buzzi, il “braccio industriale” del sodalizio che attraverso la cooperativa “29 Giugno” gestisce appalti pubblici in diversi Comuni dell'area tiberina, e ha rapporti con numerosi amministratori di quel territorio individuato dalla Mafia Capitale per nascondere l'arsenale di cui disponeva. O gran parte di esso.