Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

I sindacati: "Da riaprire i tavoli per 500 lavoratori"

Esplora:

Monica Puliti
  • a
  • a
  • a

Elexos, Gala Solsonica, Lombardini. Tre vicende diverse, ma tre nodi fondamentali da sciogliere per il nucleo industriale di Rieti e per i circa 500 lavoratori coinvolti. La Elexos ha tenuto il centro della scena durante l'estate, con il serio rischio per i 42 lavoratori interessati di perdere quella speranza in un futuro migliore e in una buona occupazione in cui avevano creduto tanto da investire ognuno di loro 60 mila euro. Li avevamo lasciati i primi giorni di agosto tirando un sospiro di sollievo per aver scongiurato il licenziamento collettivo e per aver conquistato un altro anno di cassa integrazione, accanto a loro c'era Luigi D'Antonio, sindacalista FIOM, che ricordiamo stremato e commosso affermare che una nuova e forse più impegnativa sfida attendeva quel gruppo di lavoratori, far tornare attivo lo stabilimento. “Con le RSU ci siamo visti la settimana scorsa. Questo anno deve essere propedeutico a trovare una soluzione industriale, e visto che sappiamo bene che un anno passa in fretta, abbiamo inteso subito riaprire il confronto con i soggetti con i quali abbiamo condiviso questo lungo percorso. Abbiamo quindi fatto una richiesta di incontro in Regione, non solo per riaprire il tavolo, ma anche per il sostegno alla formazione. Oltre a questo ci stiamo attivando per riattivare un tavolo nazionale al Ministero dello Sviluppo Economico, la sede naturale in cui facemmo l'accordo iniziale con Schneider. La presenza della multinazionale sarà fondamentale per il futuro, loro avevano proposto Elexos come soluzione, quella soluzione è tramontata, ma Schneider deve restare interlocutore.” Quanto a Gala Solsonica D'Antonio racconta di una vicenda avvolta in un silenzio strano da comprendere “Una vertenza aperta da anni, che coinvolge una proprietà importante, il presidente di Confindustria Lazio, l'ingegner Tortoriello che leggiamo quotidianamente dare indicazioni su quelle che sono le soluzioni per l'industria, ma che poi si sottrae dai tavoli istituzionali convocati per dire cosa intende fare di quello stabilimento. Ci sono 200 lavoratori in mobilità, uno stabilimento chiuso, ma nessuno tra le istituzioni dice nulla per far sedere al tavolo l'ingegner Tortoriello. Un silenzio che non riesco a spiegarmi.” Quanto ai 131 dipendenti della Lombardini sembra di essere tornati indietro nel tempo “due anni fa temevamo per il futuro industriale dello stabilimento, chiedevamo un piano industriale ed un progetto, abbiamo tamponato facendo degli interventi, un accordo sindacale che ha previsto una riorganizzazione dello stabilimento ed un abbassamento del costo del lavoro, abbiamo chiesto sacrifici ai lavoratori, l'azienda aveva anche trasferito da Reggio Emilia a qui delle produzioni e credevamo di aver trovato una soluzione. Ma ad oggi siamo tornati indietro, i volumi produttivi sono tornati a scendere e questo ci torna a far preoccupare per il futuro”. Alessandro Toniolli