Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Acqua a Roma, presentati due ricorsi contro le concessioni ad Acea

Monica Puliti
  • a
  • a
  • a

Torna al Tribunale superiore delle acque pubbliche la questione delle concessioni delle sorgenti Peschiera-Le Capore. Sono stati infatti illustrati nella sala consiliare del Comune - dal sindaco di Casaprota, Marcello Ratini, e dall'associazione Postribù Onlus di Rieti - due ricorsi al suddetto tribunale che per chiedere l'annullamento della determina con cui la Regione nel giugno scorso ha rilasciato "al Comune di Roma Capitale, e per esso ad Acea Ato 2 spa", la concessione di derivazione dalle sorgenti reatine. Sì, perché la questione “acqua”, nel territorio, è tutt'altro che risolta. Un territorio che sembra aver alzato bandiera bianca, sfiancato da decenni di proteste e promesse, come se tutto si fosse risolto con la concessione data a Roma e la convenzione di interferenza d'ambito (per il ristoro economico) su cui lo stesso presidente di Acqua pubblica Sabina, Maurizio Turina, ha manifestato dubbi, visto che i soldi previsti andranno spesi solo per la depurazione e puntualmente rendicontati. E così sul campo sono tornati lo storico sindaco di Casaprota e Postribù, due Davide contro Golia, che ieri hanno provato a rompere il muro di silenzio alla presenza di cittadini e diversi amministratori locali, tra cui i sindaci di Torricella, Poggio San Lorenzo, Monteleone Sabino e Rocca Sinibalda e consiglieri di Poggio Moiano e Rieti. Entrambi i ricorsi, come illustrato dai legali Alessandro Iannelli e Claudio Giangiacomo, puntano a dimostrare la violazione del principio di solidarietà, in quanto nella concessione le esigenze idriche dei Comuni dell'Ato3 e quindi del Reatino verrebbero subordinate a quelle della Capitale e degli altri Comuni romani dell'Ato2, nonostante ci sia acqua sufficiente per tutti se solo si riducessero le perdite. Secondo i ricorrenti, l'atto impugnato andrebbe inoltre ad aggravare il danno ambientale per il fiume Farfa e, con l'aumento di portata derivata attraverso il raddoppio dell'acquedotto, metterebbe a rischio persino il Velino. Vengono rilevate poi numerose violazioni della normativa ambientale e sugli affidamenti di concessioni. Su tutte, un atto di “rinnovo” di una concessione mai esistita, quella delle sorgenti Le Capore (nei comuni di Frasso e Casaprota), e di una scaduta nel 1996 del Peschiera (Cittaducale e Castel Sant'Angelo). “Una concessione che non tiene conto del diritto di accesso all'acqua potabile di gran parte della popolazione sabina e del disastro ambientale in atto causato dai prelievi indiscriminati di Acea, così come accertati negli studi condotti dall'Istituto di sanità e dalle università Tor Vergata e Roma Tre”, dice il sindaco Ratini. Per l'ingegner Pablo De Paola di Postribù del gruppo FarfaSorgente “la concessione rilasciata è per una portata superiore a quella disponibile, senza che siano stati calcolati i bilanci idrici e il deflusso minimo vitale dei fiumi”. L'esempio virtuoso dei Comuni del Consorzio della Media Sabina La strada per affrancarsi dalla subordinazione ad Acea spa ci sarebbe stata per molti Comuni reatini. Sarebbe stato sufficiente chiedere una propria concessione di derivazione, risparmiando denaro e garantendosi l'acqua necessaria a soddisfare le esigenze potabili delle proprie popolazioni. Ma in pochi stranamente l'hanno perseguita. Tra questi il Consorzio Acquedotto Media Sabina, che comprende i Comuni di Casperia, Configni, Cottanello, Montebuono, Montasola, Poggio Catino, Roccantica, Selci, Torri in Sabina e Vacone. Prima del 2013 il Consorzio, per garantire l'approvvigionamento dell'acqua, era stato costretto a sottoscrivere due contratti con Acea che, dal 1990 al 2013, “vendeva” al Consorzio acqua all'ingrosso, fatturando circa 4 milioni di euro e minacciando il distacco per mancati pagamenti, nonostante in quegli anni non avesse alcun valido titolo concessorio. Dopo un lungo iter burocratico, il Consorzio è riuscito l'8 maggio 2013 a ottenere dalla Provincia di Rieti la concessione di 28,5 litri al secondo dalle sorgenti del Peschiera. Il risultato? Da subito ben 270 mila euro all'anno di risparmio per il bilancio del Consorzio, diventato un esempio di efficiente gestione pubblica del servizio idrico integrato. Acea ha però risposto con un ricorso proprio al Tribunale delle acque per privare il Consorzio dell'acqua di cui si riteneva “espropriata”, ricorso che ha perso. Se non venisse annullata la determina del giugno 2019 della Regione Lazio, con cui è stata rilasciata la concessione delle sorgenti Peschiera-Le Capore a Roma Capitale e Acea Ato2, non sarebbe più possibile per i Comuni della Sabina replicare la strada vincente seguita dal Consorzio Media Sabina. M. P.