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Smaltimento rifiuti, i Comuni reatini chiedono i danni a Ecologia Viterbo

Monica Puliti
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Diversi Comuni reatini si sono costituiti parti civili al processo a carico di sei dirigenti di Ecologia Viterbo, per aver pagato una tariffa più alta affinché i loro rifiuti venissero trasformati in combustibile per termovalorizzatori mentre, in realtà, gran parte di quei rifiuti finiva in discarica senza alcun trattamento. E' quanto emerso ieri durante l'udienza del processo nell'ambito di uno dei filoni della maxinchiesta “Vento di Maestrale”, che risale al 2015. Sul banco degli imputati, accusati a vario titolo di associazione per delinquere, truffa e frode nella gestione dei rifiuti urbani, l'ex presidente della Ternana, Francesco Zadotti (responsabile amministrativo dell'impianto Tmb di Casale Bussi), Bruno Landi (rappresentante legale di Ecologia Viterbo fino al 2014), Massimo Rizzo (responsabile delle operazioni di pesatura), Daniele Narcisi (responsabile tecnico dell'impianto), Paolo Stella (direttore tecnico della società) e la Ecologia Viterbo. Un settimo imputato nel frattempo è deceduto. Ieri in aula è iniziata la deposizione del maresciallo Catello Tarantino, uno dei carabinieri del Noe che si occuparono da vicino dell'inchiesta, che ha risposto alle domande del pm Massimiliano Siddi. “L'Ecologia Viterbo - ha affermato - aveva ottenuto dalla Regione di poter applicare una tariffa, ai Comuni o agli enti che conferivano nell'impianto, di 88,36 euro a tonnellata, impegnandosi a trasformare almeno il 25% dei rifiuti conferiti in Cdr, ossia combustibile per i termovalorizzatori”. In realtà, ha sottolineato il carabiniere in aula, fino al 2012 non c'è stata alcuna trasformazione, l'anno successivo ne è stato prodotto il 9% e nel 2014 il 19,26%. “Nel frattempo però la società aveva ottenuto un altro aumento della tariffa, portata a 93,30 euro a tonnellata, a fronte di un impegno a trasformare in Cdr almeno il 35% dei rifiuti”. Ma dalle indagini dei carabinieri è emerso che il 73,32% dei rifiuti finiva in discarica senza alcun trattamento. Anche il poco Cdr prodotto non aveva qualità, tanto che dalle intercettazioni è emerso che veniva utilizzata della calce per lavorarlo. Le “balle” rimanevano invendute e venivano accatastate, secondo la Procura violando la legge, all'esterno dell'impianto Tmb. Ad essersi costituiti parti civili sono: Antrodoco, Borgo Velino, Castel Sant'Angelo, Cittaducale, Collalto Sabino, Colle di Tora, Contigliano, Fara, Greccio, Labro, Paganico, Stimigliano, Unione Comuni Bassa Sabina, Unione Comuni Valle dell'Olio, Asm Rieti, Ams (Azienda Municipalizzata Sabina) di Magliano Sabina. Paolo Di Basilio