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Melilli (Pd): "Sulla ricostruzione più poteri ai territori"

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Monica Puliti
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Con l'entrata ufficiale “in vigore” del nuovo Governo targato Pd e Movimento 5 Stelle torna d'attualità l'impostazione con cui l'esecutivo Conte-bis affronterà il delicato tema della ricostruzione post-terremoto 2016. A maggior ragione dopo che il premier, al quale Camera e Senato hanno riconfermato la fiducia, ha messo al centro del suo discorso programmatico proprio il tema del ritorno pesante dell'attenzione delle istituzioni centrali nei luoghi del cratere del Centro Italia. Ma in che modo? E soprattutto con quali uomini? Da giorni, ormai, le voci sull'imminente incarico di sottosegretario alla ricostruzione post-sisma in arrivo per il deputato reatino del Partito democratico Fabio Melilli si rincorrono, senza però trovare ancora una conferma ufficiale. Men che meno dal diretto interessato, che comunque non chiude la porta a priori. Onorevole Melilli, quanto è probabile una sua nomina al posto di Vito Crimi come delegato del Governo a supervisionare i processi di ricostruzione? “E' un tema di cui non si è ancora mai parlato con il Movimento 5 Stelle, né durante i tavoli per la composizione del nuovo Esecutivo, né tantomeno in questi giorni. Per cui, personalmente, ritengo del tutto prematuro parlare di ‘nomi'. Anche perché, come è noto a tutti, il commissario straordinario Piero Farabollini è e resterà in carica fino al 31 dicembre 2019”. Non è un mistero, però, che il Partito democratico abbia messo sul piatto una rivisitazione della struttura dedicata alla ricostruzione post-sisma, proponendo un superamento della figura dello stesso commissario. “Questo posso confermarlo. Anche perché la nostra posizione si basa su un concetto abbastanza elementare. Noi crediamo che nel momento in cui si è gestita una fase di emergenza piena una figura come quella del commissario straordinario è stata più che mai necessaria. Ora, con la più delicata, e per certi versi anche più complessa, fase di una ricostruzione organica da affrontare, forse il concetto stesso di commissario straordinario può essere superato”. In che modo? “Tornando a dare facoltà decisionali e operative alle persone che direttamente e ogni giorno vivono quei territori, ne conoscono i problemi più di chiunque altro, così come le necessità e le priorità”. Quindi i governatori delle quattro Regioni interessate (Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo)? Al momento sembra la scelta più di buon senso che si possa fare”. In sostanza, l'impalcatura che vedrebbe un delegato di ogni Regione presenziare a un tavolo dedicato alla ricostruzione post-sisma può essere la soluzione più idonea per affrontare i temi legati alle lentezze procedurali e burocratiche della ricostruzione nei luoghi del sisma? Meglio ancora se questo tavolo fosse capitanato da un esponente della maggioranza di Governo? “Certo, sarebbe un segno forte di attenzione da parte dell'esecutivo indicare una figura dedicata alla ricostruzione. E deduco che, visti anche gli interventi del presidente Conte alla Camera e al Senato, la volontà di questo Governo sia proprio quella di riportare la ricostruzione del Centro Italia al centro dell'agenda istituzionale. Ma per ora credo sia davvero presto per avanzare qualsiasi ipotesi su nomi o incarichi”. Paolo Giomi