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Centro commerciale Tiberinus, lavoratori in ansia dopo l'arresto dei gestori

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Monica Puliti
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Apprensione tra i dipendenti dei circa 40 negozi del centro commerciale Tiberinus  finito sulle cronache, locali e nazionali, per l'arresto dei titolari della società che gestisce la struttura situata lungo la provinciale Tiberina e il sequestro della stessa società, compresi tutti i suoi capitali. La situazione, al momento, non ha riguardato direttamente gli addetti ai vari punti vendita, che godono di una certa “indipendenza” in quanto, com'è prassi nelle gallerie commerciali, ogni marchio si insedia presso la struttura attraverso il pagamento di un canone di locazione per l'immobile occupato, gestendo poi autonomamente i profitti delle attività di compravendita. Senza contare che la stessa società di gestione, a sua volta, corrisponde un affitto al proprietario dell'immobile, se diverso dal gestore. Ma è proprio qui che nascono le paura dei dipendenti dei negozi aperti al “Tiberinus”: secondo le ricostruzioni del comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma, l'organizzazione messa in piedi dal capenate 51enne Antonio Milano puntava a “pilotare” ripetuti e sistematici fallimenti verso una “società locusta”, la San Luca srl - nella cui pancia risiede il ramo d'azienda della gestione del Tiberinus di Capena - alla quale venivano girati i fondi destinati al pagamento di fornitori e creditori. Un'operazione che, nel 2016, aveva già coinvolto il gestore del Tiberinus. Nel caso in cui le indagini delle fiamme gialle portassero alla luce che nella lista dei creditori figurano anche gli attuali fornitori del centro, il proprietario dell'immobile, nonché lo stesso Comune di Capena, cosa accadrebbe per le attività operanti all'interno della struttura? Dove lavorano molte persone provenienti dai vicini centri abitati della provincia di Rieti. Paolo Giomi