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Vermicino, Isidoro Mirabella. L'uomo ragno, eroe di Mentana, che arrivò a pochi metri da Alfredino Rampi. E' morto solo

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Fu uno degli eroi di Vermicino. Su di lui vennerò riposte molte delle speranze per salvare Alfredino Rampi, il bambino morto dopo essere caduto in un pozzo artesiano che divenne il figlio di tutti gli italiani tra il 10 e il 13 giugno del 1981 grazie alle dirette tv che seguirono i tentativi di salvarlo passo passo. Isidoro Mirabella, siciliano trapiantato a Mentana vicino Roma, entrò in scena nella serata delll'11 giugno. Il bambino era nel pozzo già da 24 ore circa ed erano andati a vuoto i primissimi tentativi di tirarlo fuori prima con una tavoletta calata dai vigili del fuoco poi attraverso gli speleologi del soccorso alpino guidati da Tullio Bernabei che si calarono nel pozzo fino a circa 20 metri.

 

Quel giorno una trivella aveva iniziato a scavare un pozzo parallelo. Ma i lavori andavano a rilento a causa della roccia presente nel sottosuolo della zona. Così alle 21,30 si fece una pausa e fu consentito di nuovo agli speleologi di tentare la strada del pozzo principale. Dunque fu calato nella minuscola cavità proprio Isidoro Mirabella, manovale siciliano di 52 anni, ribattezzato dai media l'Uomo ragno. Aveva il compito di tagliare la tavoletta che era stata calata inizialmente dai vigili del fuoco e che si era incastrata nel pozzo. Per questo fu munito di un seghetto. Ma il tentativo fallì per poco anche se lui riuscì a parlare con il bambino. Subito dopo i tentativi di far scendere una persona a testa in giù furono sospesi, tra le polemiche. Ancora oggi si discute se quella era la strada giusta. Ma è un discorso con il senno del poi. Lo ammette anche il capo squadra degli speleologi Tullio Bernabei che, ascoltato da La Presse, dice: "Mirabella, sappiamo oggi con la scienza del poi, sarebbe riuscito a tagliare quella tavoletta. Ma fu fermato perché si riteneva essere pericoloso per Alfredino".

 

Dopo la ribalta nazionale Mirabella tornò a vivere a Castel Chiodato, vicino Mentana dove ha vissuto, solo, con la pensione minima fino al 2011. La vicenda di Vermicino "fu una bella botta per lui", disse l'allora sindaco di Mentana Guido Tabanella a Il Tempo. Il primo cittadino di allora raccontò anche la vita dell'Uomo Ragno dopo la tragedia di Alfredino. "Nell'82 si trasferì in una casetta a Castel Chiodato. Campava con la pensione minima, non ha mai chiesto niente a nessuno. Solo negli ultimi tempi qualcuno lo aiutava nelle faccende domestiche perché era solo. Lui non ha mai dato fastidio, era una persona tranquilla". Era molto riservato ed è morto per una malattia che ha voluto in qualche modo nascondere fino all'ultimo.