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Rieti, la diocesi istituisce il fondo "Il pane di Sant'Antonio" per aiutare le piccole imprese

Lo ha annunciato il vescovo Domenico Pompili durante la messa di domenica

Paola Corradini
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Oltre al Fondo Santa Barbara istituito dalla Chiesa di Rieti per aiutare i concittadini in difficoltà dopo il dramma dovuto al coronavirus “nascerà un altro fondo chiamato 'Il pane di Sant'Antonio' che anche grazie a Fondazione Varrone e Caritas italiana, sosterrà le piccole imprese, con speciale attenzione a quelle dei giovani”. L'annuncio arriva dal vescovo Pompili ieri pomeriggio durante la messa pontificale nella basilica di Sant’Agostino celebrata per richiamare simbolicamente il momento in cui la statua di Sant’Antonio sarebbe dovuta uscire dalla chiesa per la processione lungo le vie cittadine coperte dalle infiorate. “Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio”. Si apre con una citazione dal Secondo Libro dei Re, l'omelia di monsignor Pompili che si rivolge ai fedeli dicendo che “la descrizione della donna di Sunem è impietosa, ma fa emergere, per contrasto, il coraggio della sua accoglienza, in mezzo a circostanze difficili. Anche noi siamo nel mezzo di una crisi. Ci siamo ritrovati all’improvviso poveri e invecchiati da una serie di limitazioni comprensibili, ma che ci hanno penalizzato. Eppure la festa di Sant’Antonio, ha fatto emergere ‘cose’ che andranno sviluppate nei prossimi anni. La prima? Non è stata possibile la benedizione dei bambini e allora è stata la reliquia di Sant'Antonio che ha fatto il giro delle parrocchie per incontrare i piccoli con le famiglie. Accogliere significa fare il primo passo e non attendere al varco. Anche il Vangelo tornerà a essere interessante se chi lo annuncia non se ne sta a braccia conserte, ma si sbilancia e rischia con proposte verso gli altri. La seconda? Sono mancati i fuochi, la musica, il cioccolato caldo, le cene. Ma non è mancata la cosa più importante: la solidarietà. S. Antonio è vestito senza l’oro perché quel che è stato raccolto implementerà il Fondo S. Barbara che sta aiutando centinaia di famiglie. Anzi, verrà creato un altro Fondo e si chiamerà: ”Il pane di S. Antonio”. La ricchezza più importante, infatti, non è quella che si conserva nel privato, ma quella che si fa circolare nel sociale. Non è forse questo il senso delle parole di Gesù (Vangelo secondo Matteo): “Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà”? E poi gli anziani con i bambini sono stati i più colpiti dal coronavirus, ma proprio nonni e nipotini sono stati i silenziosi ‘devoti’ in questa splendida Basilica. Le generazioni che si avvicendano dicono la vita. S. Antonio è raffigurato col giglio, il pane e il bambino: la sobrietà di chi vive con autenticità; la generatività per dire che la vita va oltre noi stessi, se accettiamo la promessa del Maestro: “Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità, io vi dico, non perderà la sua ricompensa”.