Coronavirus: Cup, Rpt e commercialisti a Conte, professioni siano parte attiva

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Coronavirus: Cup, Rpt e commercialisti a Conte, professioni siano parte attiva

Per poter accedere a tutti gli strumenti di tutela del lavoro e della salute, dai quali sono stati sin qui esclusi

25.03.2020 - 17:15

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Roma, 25 mar. (Labitalia) - “Le professioni ordinistiche italiane, aderenti al Comitato unitario professioni (Cup), alla Rete professioni tecniche (Rpt) e l’ordine dei commercialisti, hanno scritto al presidente del consiglio Giuseppe Conte per informarlo della loro intenzione di procedere in maniera decisa per affrontare la grave emergenza sanitaria causata dal Covid-19, mantenendo e consolidando un rapporto unitario per elaborare iniziative e proposte che consentano al più presto al Paese di recuperare a pieno regime le proprie attività ed ai propri Iscritti di superare questa fase di emergenza che, purtroppo, rischia di protrarsi a lungo con gravi conseguenze”. E’ quanto si legge in una nota stampa unitaria.

I professionisti “conoscono bene il sistema produttivo nazionale, a cui forniscono assistenza per garantirne il funzionamento in sicurezza ed efficienza. Sono, dunque, impegnati in una partita fondamentale, forse la più importante, poiché è in gioco il ruolo, il valore ed il futuro della stessa professione, così come quello del Paese”. E’ per questo che le professioni ordinistiche pongono al governo due istanze essenziali: essere parte attiva nella definizione di politiche, provvedimenti e misure per contrastare l’emergenza e la crisi economica ormai in atto; accedere a strumenti di tutela del lavoro, della salute, ad ammortizzatori sociali e a canali dedicati per l’accesso a liquidità finanziaria, da cui in larga misura fino a questo momento i professionisti ordinistici sono stati esclusi.

Come gran parte delle piccole imprese del Paese, “anche gli studi professionali hanno necessità di strumenti straordinari che garantiscano la liquidità finanziaria, ormai vitale per superare lo stato di crisi che si è venuto a determinare in un arco temporale assai breve. Hanno la necessità di strumenti di sostegno espressamente dedicati a chi opera nella libera professione, quali ad esempio il prolungamento della cassa integrazione straordinaria rispetto ai termini previsti nei provvedimenti finora adottati”.

“Bisogna fare in modo - si legge - che questa crisi costituisca l’occasione per migliorare l’efficienza del Paese, aumentando la competenza della Pa, sfoltendo e semplificando l’apparato normativo, dando fiducia ai giovani professionisti, rilanciando le università, qualificando ancora di più gli iscritti agli ordini, creando nuove opportunità di lavoro competente e qualificato. Da questa drammatica situazione - precisa - bisogna uscire facendo un grande passo in avanti. Per cambiare, il Paese deve puntare su interventi coraggiosi, servendosi anche delle professioni, in una logica della sussidiarietà che, a prescindere dalle previsioni di legge (jobs act del lavoro autonomo), rientra nelle attribuzioni e nella nostra precisa volontà”.

I professionisti sono pronti a dare il loro contributo e la loro collaborazione al governo, al parlamento, alla protezione civile, alle strutture sanitarie, alle amministrazioni locali, ai cittadini. Essi sono organi sussidiari dello Stato, pronti a fare fino in fondo la propria parte per il Paese, per cui è fondamentale che siano coinvolti in maniera effettiva e proficua nelle decisioni. Per questo chiedono di essere ascoltati quando propongono norme e provvedimenti orientati alla crescita del Paese, in modo sostenibile ed efficiente.

Per queste ragioni, i rappresentanti degli iscritti alle 21 professioni sottoscrivono la lettera al premier Conte lavoreranno ad una serie di proposte unitarie che tengano conto delle esigenze generali, nella logica della sussidiarietà̀ al Paese, principio guida della loro attività̀, e di quelle specifiche delle singole professioni. Occorre individuare poche grandi linee di intervento per il sostegno concreto alle diverse componenti del tessuto produttivo italiano evitando la dispersione di risorse. Occorrerà per questo prevedere interventi che agiscano non solo nella fase di emergenza ma anche nel periodo post-emergenziale, quindi con un orizzonte di medio periodo. Le misure di intervento dovranno svilupparsi attraverso i seguenti assi di progressione: fiscalità; prolungamento degli ammortizzatori sociali; potenziamento degli strumenti per garantire liquidità; predisposizione degli strumenti per la piena ripresa di opere pubbliche infrastrutturali materiali e immateriali.

Per l’ultimo punto in particolare, “serve operare una radicale semplificazione delle norme legate agli investimenti in opere pubbliche. Le possibilità di ripresa e di contrasto alla crisi, che a breve mostrerà appieno i propri effetti, dipendono in larga misura dalla capacità che il nostro Paese avrà di riprendere rapidamente la strada delle opere infrastrutturali per la modernizzazione. Non pensare sin da ora ad un piano di riavvio di centinaia di cantieri bloccati per ostacoli di natura burocratica e di varo di grandi opere infrastrutturali significa adottare una politica miope che ci condannerà ad una crisi senza precedenti”.

Per i professionisti, “la classe politica ed in particolare le forze di governo devono assumersi in questo momento la responsabilità di scelte coraggiose, predisponendo strumenti che consentano l’immediato avvio di investimenti non appena l’emergenza sarà terminata. I programmi e gli strumenti per la ripresa economica vanno definiti sin da ora senza indugi”.

Nella lettera, inoltre, i professionisti chiedono che ogni intervento a sostegno dei lavoratori autonomi operi secondo una logica maggiormente inclusiva rispetto a quanto avvenuto finora, considerando sempre anche i professionisti ordinistici. Sarà, pertanto determinante, rivedere le norme contenute nei decreti legge legati all’emergenza, riguardanti il conferimento di un bonus una tantum ai lavoratori autonomi che ne facciano richiesta che le modalità di utilizzo del Fondo per il reddito di ultima istanza. Inoltre, i professionisti chiedono alle forze di governo di considerare sin da ora le loro casse previdenziali istituzioni essenziali per approntare una più articolata strategia di sostegno a chi opera nella libera professione e di efficace contrasto alla crisi economica in atto.

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