Coronavirus: associazioni agricole, rimodulare misure 'Cura Italia' per settore

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Coronavirus: associazioni agricole, rimodulare misure 'Cura Italia' per settore

Appello delle organizzazioni Siamo impresa agricoltura-Federterziario agricoltura-Confunisco

23.03.2020 - 18:15

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Roma, 23 mar. (Labitalia) - ‘Siamo impresa agricoltura', Federterziario agricoltura e ConfUnisco, organizzazioni che tutelano i produttori e le pmi del comparto agricolo, illustrano le ultime azioni messe in campo per tutelare l’intera filiera agricola e i lavoratori in essa impiegati, in questo particolare momento economico determinato dall’emergenza sanitaria Covid-19. Lo scopo è anche quello di spronare il governo a rivedere il decreto ‘Cura Italia’ al fine di renderlo maggiormente calzante alle richieste di un settore, quello agroalimentare, che nonostante tutto cerca di non soccombere.

“Ci siamo fatti portavoce dei lavoratori e delle imprese - spiega Domenico Cosentino, presidente nazionale di Siamo impresa agricoltura - a partire dalle varie istanze che in questo periodo d’emergenza ci sono state presentate, ed abbiamo sottoposto all’attenzione del governo una serie di misure ad hoc che auspichiamo divengano integrazioni al decreto ‘Cura Italia’. Decreto che rappresenta, certamente, un primo valido aiuto verso il comparto agroalimentare, ma le misure in esso contenute non possono essere considerate sufficienti ad affrontare un danno di tale portata per il nostro settore, dunque il decreto non può essere considerato esaustivo delle problematiche che sta evidenziando l’intera filiera agricola”.

“Nelle nostre richieste condivise e unitarie - sottolinea - esposte in data 19 marzo al governo abbiamo, ad esempio fatto notare la necessità di posticipare il pagamento dei contributi previdenziali al 30 settembre giacché, è evidente, che l’emergenza ha ridotto drasticamente l’attività e i conseguenti guadagni, ed il rinvio delle scadenze delle domande Pac ha posto le aziende in una seria difficoltà economica. Abbiamo altresì chiesto all’esecutivo di inserire da subito una misura straordinaria ed incentivante per le imprese, pensiamo a sgravi contributivi finalizzati all’assunzione di manodopera avventizia, vista le difficoltà per le aziende di trovare personale senza la cui manodopera verrebbe compromessa seriamente la produzione”.

“Chiaro che - chiarisce il presidente Cosentino - gli operai dovranno poter lavorare in assoluta sicurezza e per garantirla, data la tipicità del settore, è necessario predisporre un piano di sorveglianza specifico e condiviso. In questo momento di smarrimento economico e sanitario risulta, infine, di particolare importanza difendere e sostenere le eccellenze dell’agroalimentare italiano, il nostro made in Italy. Sebbene il Governo abbia, dalla sua, provato a dare i primi segnali in tal senso, è doveroso investire ulteriormente anche nell’alfabetizzazione dei singoli, attraverso la comunicazione, oggi più che mai le nostre aziende hanno bisogno di sentire il popolo italiano unito in questa emergenza, oggi più che mai, dunque, è necessario che tutti comprino prodotti italiani e mangino italiano”.

Per Giovanni Magliocchi, presidente Federterziario agricoltura, “il decreto legge ‘Cura Italia’ è certamente un primo passo per dare risposte ad imprese e cittadini in questo grave momento di crisi e smarrimento, tuttavia le misure varate per il comparto agricolo necessitano di maggiori sforzi sul piano attuativo e di una dimensione di insieme giacché nonostante lo stato di eccezionalità che stiamo vivendo i nostri agricoltori, in perfetta sicurezza, continuano ad operare tra mille difficoltà per assicurare continuità di produzione e di distribuzione fino al dettaglio. Stiamo parlando di un esercito di più di tre milioni di persone che, nonostante tutto, non si stanno fermando”.

“Per quanto concerne il posticipo a giugno delle scadenze fiscali e contributive - continua Magliocchi - servirebbe un rinvio almeno fino a settembre”. Per quanto concerne la pace i pagamenti diretti, suggerisce: “Posticipare il termine della presentazione della domanda unica al 15 giugno deve necessariamente essere coordinato con il requisito oggettivo a fascicolo aziendale e con il rilascio della domanda di anticipo alla medesima data, sottolineando inoltre come sia necessaria una successiva stringente lavorazione delle istruttorie in modo da far confluire agli agricoltori i pagamenti diretti, il cui anticipo è stato elevato al 70%, entro settembre, altrimenti i buoni propositi del decreto sul punto rimarranno nella sostanza disattesi”.

Magliocchi dice poi che “in questo contesto il comparto agricolo e agroalimentare con le sue filiere di qualità è chiamato a sostenere la situazione di emergenza, dove a rischiare maggiormente sono le imprese meno strutturate, specie in Calabria e nel Mezzogiorno. Una realtà che in questi territori rappresenta eccellenze produttive del made in Italy, Olivicoltura in primis che solo nell’ultimo anno, nella sola Calabria ha visto un incremento dei marchi IG del 108,2% con un valore di 1,6 min di euro (dati Rapporto Qualifica 2019)”.

“Motivo per cui - avverte - chiediamo che le risorse previste per la promozione del made in Italy tengano conto del tessuto delle aziende dei nostri territori: promuovere il prodotto non può prescindere dalla necessità di creare soluzioni che incentivino produttori e aziende olivicole ad aggregarsi e realizzare massa critica. Stimolare l’aggregazione deve necessariamente tradursi, per il comparto olivicolo nella previsione di sistemi che facilitino la liquidità e le garanzie nelle operazioni di conferimento, stoccaggio e monitoraggio dei prezzi, attraverso un potenziamento in tal senso delle op olivicole”. In accordo con Cosentino, Magliocchi afferma: “Occorre un piano straordinario di sgravi contributivi che copra un arco temporale almeno fino a settembre, affinché si possa scongiurare il collasso del comparto”.

Per Giovanni Cafaro, presidente di Confunisco, “questa emergenza sanitaria inattesa sta mettendo a dura prova la filiera Agricola. Il comparto agroalimentare sta affrontando un forte contraccolpo proprio nel momento clou della produzione, vista l’Emergenza verificatasi nel periodo di inizio stagione". "Questo difficile momento impone a noi associazione Confunisco e a tutti non solo di lavorare per assicurare la sicurezza dei cittadini, ma di individuare insieme tutte le soluzioni idonee per far ripartire i settori più colpiti. Confunisco suggerisce e propone a vantaggio delle imprese agricole di riconoscere un credito d’imposta pari al 50% degli acquisti di materie prime già avvenuti durante il periodo d‘emergenza, vista la difficoltà di inserimento sul mercato dei propri prodotti e quindi la mancata capitalizzazione degli investimenti già assunti”, avverte. “Solo così - assicura Cafaro - sarà possibile offrire un supporto non solo economico, ma anche psicologico a quanti stanno provando in ogni modo, nonostante lo scoramento iniziale, a proseguire determinati e fiduciosi nelle proprie attività”.

Anita Mattei, responsabile per il Lazio di Siamo impresa agricoltura e imprenditrice Agricola, sostiene: “Il settore agricolo, ancora di più in questi tempi di emergenza, riveste un carattere primario-prioritario, poiché fornisce beni di prima necessità. Ci auguriamo perciò, come Siamo impresa agricoltura, che questo settore continui ad essere tutelato, ora più che mai, non solo nell’ambito dei trasporti e delle coltivazioni, ma auspichiamo un aiuto nel complesso percorso burocratico, così da rendere domande ed eventuali contributi accessibili a tutti gli agricoltori in tempi ridotti. Ormai ogni azienda agricola è dotata di computer e con lo smart working qualsiasi ostacolo può essere superato, anche ‘da casa’, ma ci vuole la volontà di superarlo”.

E conclude lanciando un messaggio di fiducia e ripresa: “Nonostante il diffondersi del virus Sars-CoV-2, le stagioni cambiano, i frutti maturano, le piante devono essere concimate, gli animali devono essere accuditi; perciò, nell’ambito della massima sicurezza e secondo le norme vigenti di igiene, chiediamo di poter continuare il nostro lavoro da casa e sul campo, per assicurare un futuro all’Italia almeno a tavola. Noi agricoltori siamo pronti per questa nuova sfida”.

“Confidiamo - sostengono i presidenti - che anche il governo voglia accompagnarci in questa nuova sfida supportandoci e consentendoci di continuare ad essere l’eccellenza del made in Italy nonostante il delicato momento sanitario, questo ci permetterebbe di rinascere, a emergenza finita, più forti e fieri di prima”.

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