Il buon pastore

Il buon pastore

26.04.2015 - 15:02

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“Io sono il pastore, quello buono: il pastore, quello buono, si spoglia della propria vita per le pecore”. Inizia così il piccolo brano del Vangelo di Giovanni (10,11-18) che leggiamo nella quarta domenica di Pasqua. Questa espressione "spogliarsi della vita..." ritorna cinque volte in questi pochi versetti per esprimere evidentemente tutto il senso dell'esistenza di Gesù e della sua missione. Certamente allude alla Croce, ma riguarda ogni attimo della sua vita: tutto di lui è un dono, uno spogliarsi di sé per fare della sua, una vita "deposta" per le pecore.
Già nell'Antico Testamento Dio si è presentato come il pastore che guida, sostiene il popolo nel suo cammino. Come mai sceglie proprio questa figura? Prima di tutto, al tempo di Gesù i pastori in Israele erano veramente tantissimi, quindi tutti ne conoscevano qualcuno di persona e molti avevano fatto il pastore almeno per un periodo della propria vita. Poi, da Abramo in avanti, per tutto il tempo in cui il popolo d'Israele aveva vissuto da nomade, la sua unica ricchezza era stata proprio la pastorizia. Se leggiamo il libro della Genesi, vediamo che tutti i patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe, erano pastori ed anche Mosè, prima di incontrare il Signore nel Roveto ardente, aveva vissuto da pastore. Non possiamo dimenticare il giovane Davide che, quando viene scelto come futuro Re d'Israele, tornava dai pascoli, insieme alle greggi del padre. Ed infine c'è la voce antica dei profeti, che avevano preannunciato un Re Pastore, cioè un sovrano che avrebbe avuto cura con amore del suo popolo, così come fa un pastore con il suo gregge. Chi ascoltava parlare il Rabbi di Nazareth.
"Conosco le mie e le mie conoscono me": non si tratta di astratta conoscenza teologica, ma di relazione intima, personale. Si tratta di "conoscere", "sperimentare" l'Amore come elemento essenziale costitutivo dell'esistenza umana. Si tratta di entrare nella relazione d'Amore che lui, il pastore buono, fa gustare alle pecore, che è così profonda, così intima perché è quella che il Padre fa conoscere al Figlio: ci introduce nell'intimità della sua esperienza di relazione filiale con il Padre, la fonte dell'Amore che diventa la sua vita, che non può trattenere per sé, ma che egli offre come pastore per le pecore. E ci parla del dono di sé fino alla Croce, estremo segno della disponibilità a lasciare che la sua vita si realizzi tutta nella relazione unica con Dio come un'onda incontenibile che dal Padre arriva al Figlio e attraverso Lui giunge a tutti gli uomini, al mondo intero.

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