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L'eclisse solare di Trump

Guido Barlozzetti
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La storia dei rapporti fra il Sole e il potere è antica. Il Sole è la stella più splendente, al centro del mondo - lasciamo stare adesso Tolomeo  Copernico e Galileo - e il potere, gli uomini che hanno detenuto il potere, i cosiddetti potenti, l'hanno sempre guardato come una metafora di se stessi, lo splendore desiderato e mai raggiungibile. Il Sole che domina incontrastato l'universo e attorno al quale girano rispettosi pianeti e satelliti. L'ultimo capitolo si è celebrato sui balconi della Casa Bianca a Washington in occasione della eclisse solare che gli americani hanno potuto ammirare. Il Presidente Trump non poteva mancare all'appuntamento e si è presentato con Melania per partecipare alla cosmica cerimonia. Con una differenza, che è sostanziale e diventa inevitabilmente simbolica. Mentre la consorte si proteggeva la vista con degli occhiali scuri appositamente confezionati per l'occorrenza, lui non ha esitato a guardare fisso verso il cielo senza nessuna protezione. Ha rivolto lo sguardo con la solita, disarmante, sicurezza e lo ha tenuto fisso quasi volesse sfidare i raggi che l'astro, sia pure lentamente oscurato dalla Luna, continuava a spargere per l'atmosfera. Una sbruffoneria? Una delle tante a cui ci ha abituato un Presidente fuori norma e pronto a stupire con i suoi modi amici e nemici, il volgo e l'inclito? Può essere, Trump è uno che non fa quello che fanno gli altri, ha l'anticonformismo di chi pensa che tutto gli sia permesso, di chi non tollera limiti e se solo avverte una barriera, una qualche forma di costrizione, fa di tutto per oltrepassarla. E però in quello sguardo intemerato, c'era qualcosa di più, c'era una sfida, il faccia a faccia irriverente e spavaldo di chi non riconosce autorità e non si nasconde, seppure dietro a un paio di occhiali. Il narcisismo smisurato di una personalità non ha temuto di guardarsi nello specchio più fiammeggiante, quasi ad esorcizzarne la potenza smisurata. Naturalmente, il Sole non si è spento, ha continuato imperturbabile nel suo corso, poco o nulla sa di un Presidente che lo guarda altezzoso dal suo Palazzo. Viene in mente la storia, non importa se leggenda, di un altro potente, potentissimo, Alessandro Magno che si trovò di fronte a Diogene di Sinope, maestro dell'indifferenza dei cinici, esempio di una saggezza pratica che rifiutava onori, glorie e conformismi sociali, a costo dio fare scandalo di sé. Ad Alessandro che lo andò a trovare a Corinto, curioso di quest'uomo che come tanti altri non era andato ad omaggiarlo, e che gli chiedeva cosa potesse fare per lui, il filosofo dette, secondo il racconto di Plutarco, una risposta che in un istante fece misurare a quell'onnipotente l'abissale distanza tra la libertà del pensiero e il potere che si immagina assoluto: “Stai un poco fuori dal mio sole”. Visto dal versante della saggezza che non ammette compromessi e opportunismi, Alessandro era semplicemente una Luna passeggera che a Diogene oscurava la vista dell'emblema stesso della Sophia, della sapienza che ricorda all'umanità la misura a cui deve attenersi, rispetto a quella luce irraggiungibile. Plutarco aggiunge che Alessandro, invece di adontarsi, sarebbe rimasto assai colpito da quella sentenza. Allontanandosi, al codazzo che irrideva il filosofo, avrebbe replicato: “Se non fossi Alessandro, vorrei essere Diogene”. Come a dire che il potere che si presume più totale viene a coincidere con l'assenza di qualunque potere e che i due estremi sono l'uno il problema dell'altro. Per ora, alla Casa Bianca non sono passati filosofi e il sole che vi risplende non ha bisogno di occhiali.