Le notizie in... differenti

In fondo al pozzo

Le notizie in... differenti

08.03.2017 - 11:07

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I bambini di Aleppo mettono in fila tutto il resto. I quattromila bambini, abbandonati, senza casa, senza famiglia, senza medicine come si affanna a ricordare l'Unicef che lancia l'appello a portare aiuto e a fare presto.
Mettono in fila i teatrini, il veleno postumo dei fuoriusciti del Pd, le inchieste che riguardano chi è rimasto, i cyber-spioni della Cia che, dalle parti di Francoforte, secondo le carte pubblicate da Wikileaks, non smettono di controllare tutto e tutti - come, d'altronde, fanno i loro colleghi.. - gli annunci quotidiani di Trump, i rimborsi gonfiati dei partiti euroscettici al Parlamento europeo, le sniffate di gruppo nei bagni dello stadio..
Semmai, la notizia che riguarda l'infanzia dimenticata di Aleppo la metterei insieme ai 521 migranti morti (secondo i conteggi ufficiali..) nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno e alla protesta romana degli allevatori delle zone colpite dal terremoto. Segnali dolorosi che nelle scalette si mescolano e vengono assorbite dal flusso inarrestabile delle news.
Aleppo est, martoriata da bombardamenti ininterrotti. Attraverso i corridoi umanitari i profughi lasciano tra difficoltà sconvolgenti, l'ombra delle bombe, il freddo e la neve, il caos dei trasporti, che non solo procedono a rilento ma sembrano andare alla deriva se è vero che alcuni bambini sono morti a causa del sovraffollamento degli autobus. Disperati che partono dall'epicentro della guerra in Siria e centinaia di disperati che scompaiono nel nostro mare di casa, mentre qualche mano dolosa appicca il fuoco al ghetto di Rignano, dove hanno perso la vita due degli stagionali nelle grinfie del caporalato. Storie che si intrecciano e si rimandano, storie che vediamo sempre dall'altra parte, che non è quella di chi ne è, spesso tragicamente, protagonista. E non mi pare che stiano troppo lontani gli allevatori, le greggi, le mandrie dimenticate nelle terre colpite dal terremoto. Anche queste sono storie di uomini, che ci ricordano anche quanto non siamo capaci di riconoscere agli animali la dignità che gli spetta e la comune appartenenza al mondo in cui viviamo.
I bambini di Aleppo, i migranti, le vittime del terremoto, gli animali che muoiono.. Sarebbe bene recuperare il senso della differenza che passa fra una notizia e l'altra e sarebbe altrettanto auspicabile rimettere in ordine i bersagli del nostro stupore, del nostro disgusto, della nostra noia, quando non di un'abitudine ammorbata da una piena quotidiana delle notizie che continua a generare paura, ansia, impotenza, secondo una strategia che potremmo chiamare di psicopolitica, più attenta agli effetti che alla correttezza etica dei mezzi usati per produrli. Effetti sconcertanti che credo ognuno può verificare su stesso, la rabbia, l'incazzatura che montano. E montano così tanto che non sai più dove indirizzarle, se non verso un entità nefasta e colpevole che riunisce i corruttori e i corrotti, gli assassini, i terroristi, gli invasori che vengono a insidiare le nostre (ma quali?) sicurezze, gli assenteisti, i ciarlatani sbeolanti, nuovi e vecchi, i beneficiati dei vitalizi.. Con il risultato che abbassi la soglia della distinzione e rischi di consegnarti a una malmostosità generalizzata dove l'unico criterio discriminante diventa chi urla più forte e strepita a tuo nome: il "popolo", la "gente", insomma un simulacro che accoglie tutti, che libera da ogni alibi ed esime anche dal senso di responsabilità. Basta solo una dose (legittima) di insofferenza e purtroppo - ecco la coda rischiosa in agguato - di indifferenza.
Guido Barlozzetti

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