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Il partito che si rompe e la protesta dei tassì

Guido Barlozzetti
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Largo del Nazareno, Roma. La Direzione del PD è riunita per discutere del congresso prossimo venturo e per arginare, forse fuori tempo massimo, la scissione. E intanto, davanti all'ingresso, i tassisti romani protestano contro un emendamento al decreto Milleproroghe - supercontenitore di tutto e di più - che comporterebbe la liberalizzazione della loro attività. Con l'ombra che si allunga dei famigerati Uber e Ncc. Dentro, va avanti un'altra puntata della psicodramma politico di un partito che si rompe: chi vorrebbe restare, meglio se tutti insieme, chi ha deciso di andarsene, chi con un piede fuori non rinuncia a candidarsi al congresso, Chi si è rotto le palle, chi non viene, chi non si fa vedere, chi non si farà vedere più.. Basta scorrere le parole: tradimento, coerenza, ricatto, comunità, ragioni fondanti, il nostro popolo.., per capire che siamo a un altro passaggio, un altro bozzolo da cui non sappiamo quale creatura uscirà fuori. Una macchina si è messa in moto e forse è anche più forte delle intenzioni dei passeggeri e di chi la guida, la scissione - questa evidente - tra chi si sforza di richiamare all'unità e chi invece ha rotto i ponti. Fuori, le urla irridenti, le braccia irrigidite, le bombe-carta, le cariche della polizia, i tassisti in sciopero da giorni che difendono la loro licenza e non hanno nessuna intenzione di confrontarsi con la liberalizzazione dei servizi prevista da una direttiva europea firmata Bolkestein. E' un'istantanea del momento del Paese e del groviglio di contraddizioni in cui si è avvolto. Il principale partito (almeno finora), quello che sostiene il governo arriva a una resa dei conti, dopo mesi estenuanti di contrapposizione fra il segretario e la minoranza, e il principio democratico per cui ci si confronta e la maggioranza vince non regge più, perché il dissenso è troppo profondo, perché io pensavo che le ragioni che hanno fatto nascere il partito erano altre, perché il segretario è un intruso, perché non volete confrontarvi ma volete eliminarmi.. Ci sono gli odi personali, ormai troppo radicati, mors tua vita mea, ci sono motivazioni politiche, la sinistra che vuole essere sinistra dura e pura, e la sinistra che vuole aprire al centro e guarda fuori del recinto tradizionale, la sinistra che accusa l'altra sinistra di non essere più sinistra, e quella che non sarebbe più sinistra che rinfaccia a quella che si pretende tale il massimalismo paralizzante e pregiudiziale. E sullo sfondo un riflesso condizionato, non solo della sinistra italiana, certo, ma fortemente presente nella nostra tradizione, la voglia di dividersi e di delegittimare l'avversario, la divisioni fra quelli che si pretendono coerenti e i traditori che corrompono gli ideali, fra i pragmatici che mettono il governo davanti a tutto e i nostalgici che continuano a sentirsi sempre all'opposizione, meglio lasciare il governo a un avversario piuttosto che un traditore, in un cortocircuito di alibi reciproci. E i tassisti? Nessuna voglia di discutere, un no secco, una falange compatta e incazzata che si chiude a testuggine, a difesa di quello che per loro è una garanzia e per il mondo che diventa globale un privilegio. E la Sindaca di Roma che accoglie la protesta di un servizio pubblico, che gli blocca la città.. Oggi, in questo giorno, l'Italia che vediamo è quella delle corporazioni blindate del "boia chi molla" e di un partito che si sfascia, del muro contro muro e del (non)c'eravamo tanto amati, della rabbia, dell'odio e del rancore.