Il rombo assordante

Il rombo assordante

21.12.2016 - 11:36

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Il volto del terrore è un camion che si avventa a Berlino su un mercatino natalizio e uccide dodici persone. Stavano facendo quello che si fa nei giorni che precedono la festa, cercavano un regalo o l’idea per un regalo e quel camion li ha travolti con la brutalità di chi antepone il delirio di una religione al rispetto della vita.
Birilli, niente altro che birilli umani da schiacciare con quel mostro meccanico lanciato senza freni. Non è la prima volta, purtroppo, il camion ha già fatto una sua apparizione tremenda sul Boulevard des Anglais a Nizza, dove la scia di sangue fu ancora più sconvolgente. Adesso, è ricomparso nel quartiere di Charlottenburg di Berlino a ricordarci che le nostre macchine possono diventare in un attimo lo strumento di una lucida follia che si chiama Jihad, la guerra santa.

Mi viene fatto di pensare al gesto dei bambini che, nella loro ancora immediata onnipotenza, giocano con le loro macchinette e buttano all'aria tutto quello che si trovano davanti, c'è una regressione terribile in questi terroristi che si sono assoggettati a un comando indiscusso e indiscutibile in nome del quale tutto è permesso e giustificato. Distruggere e uccidere, quanta più gente possibile, nei luoghi dove si riunisce per fare acquisti come per assistere ai fuochi artificiali.
Poi, a monte ci sono responsabilità, le nostre che si traducono in complessi di colpa per quello che l'Occidente ha fatto nel Medio Oriente, l'insipienza di chi ha pensato che la guerra avrebbe portato la democrazia quando invece ha solo alimentato la spirale dell'odio e risvegliato fantasmi e divisioni crudeli dentro l’Islam, che nessun sistema di sicurezza per quanto capillare può esorcizzare.
Tutto quello che si vuole, ma adesso siamo in questa condizione. Il terrore incombe su di noi, fa crescere la paura e porta con sé il rischio che per gli automi delle stragi è un programma, radicalizzare lo scontro, cancellare lo schermo per quanto esile del dialogo, portare all'estremo il cortocircuito dell'integrazione e consegnare le nostre società al caos. L'Isis, ci dice il camion, è qui, può manifestarsi ovunque e non c'è rete di protezione culturale o poliziesca che lo possa arrestare, questo vogliono inculcarci con i cadaveri sfracellati e la corsa sfrenata sulla folla. Con le rivendicazioni senza volto che arrivano attraverso la rete, fantasma che si sovrappone ai fantasmi e si insinua nella nostra quotidianità.
Ho un dubbio che vorrei rimandare indietro, ma resta lì, che non serva a nulla distinguere, cercare di capire di fronte a questa mannaia imprevedibile e dietro l'angolo. E' un dubbio e ne va della nostra convivenza, dei fondamenti che ci tengono insieme e che da millenni abbiamo chiamato democrazia. Che non sia un guscio ormai vuoto? Una parola che non consiste, sfrangiata dall’esercizio impudente di poteri remoti e compiaciuti di sé, dall’arretramento di tanti nella povertà, dalla chiusura nel proprio “particulare”, dalla tentazione becera della piazza.
Il camion di Berlino è piombato su questo guado incerto e fragile e il terrore rischia di fare da ulteriore volano di uno smottamento in fondo al quale della democrazia potrebbero esserci soltanto macerie. Abbiamo coltivato l’illusione di vivere in un mondo stabilizzato, crescita, progresso... non guardando le differenze e le contraddizioni, in una globalità che non è né una conquista, né una nuova era. E’ semplicemente un altro stato delle cose che non si traduce per forza in un valore. Il rombo mortifero del camion di Berlino ci assorda e ci smarrisce.

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