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Troppa roba da smaltire

Guido Barlozzetti
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Il problema è lo smaltimento. Siamo la società dei consumi e ancora non siamo riusciti a capire cosa fare degli scarti. Come liberarci di tutto quello che non serve più o che non vogliamo attorno? E' un problema che ha molte facce, alcune delicate, scomode e sconcertanti, e sembra ancora lontano da una soluzione decente. Non ostante gli sforzi e alcuni esempi così significativi che mi pare il caso di sottolinearli. Cominciamo dai frigoriferi. Sì, i frigoriferi di Roma. Pare che in queste ultime settimane i romani abbiano deciso di disfarsene e che ovunque, accanto ai cassonetti, ne vengano scaricati montagne, accentuando l'impressione di incuria e sfascio della capitale.  La sindaca Raggi ha evocato un sospetto, non si erano mai visti, a memoria d'uomo, così tanti frigoriferi abbandonati per strada e, pur non avendo accuse specifiche da rivolgere, ha evocato possibile manovre o complotti dietro alla piena degli elettrodomestici buttati in mezzo alla strada. Ora, tutto è possibile, anche una contestazione trasversale dell'attuale giunta che utilizzi il frigorifero come grimaldello per far saltare i nuovi inquilini del Campidoglio. E nessuno può escludere che non si tratti di frigoriferi del Pd e magari anche qualcuno del centrodestra. Intanto, i frigoriferi stanno lì e aggravano la questione dei rifiuti. C'è un altro smaltimento che continua a preoccupare. In verità non si tratterebbe di rifiuti, anche se quello che è accaduto a Goro e Gorino, Delta del Po, fa pensare che per qualcuno la differenza non sia posi così grande. Cosa è successo? Il prefetto che si trova a dover distribuire alcune centinaia di migranti nella provincia di Ferrara osa mandare in quei paesi un pullman con dodici - dodici! - disgraziati senza casa e senza terra, per lo più donne e bambini, una incinta, e che fanno gli indigeni? Alzano le barricate e bloccano l'accesso. Loro smaltiscono così, non fanno entrare, guai, la comunità non si tocca. C'è un ostello che potrebbe ospitarli per l'inverno? Neanche a parlarne e il turismo? Vogliamo pregiudicare il turismo di Goro e Gorino con quel drappello di indesiderati? Mai. Urlano anche che lo straniero non passerà, evocando una guerra di cui non hanno nemmeno memoria, altrimenti starebbero zitti. Il Prefetto non va allo scontro, e vorrei vedere, e deve arretrare. Anche il Po che pure ne ha vista tante avrebbe voglia di deviare dal corso. Bene, avanti così, il Paese sarà anche stanco e insofferente, però Goro e Gorino mi dà tanto l'impressione che farebbero bene a farsi un esame di coscienza. Infine, lo smaltimento principe, dire meglio, definitivo. Un'autorevole commissione vaticana, la Congregazione per la Dottrina della Fede, ha stabilito che cremare - niente di pasticcero, stiamo parlando del trattamento che subiscono i defunti - si può, basta che le ceneri non vengano tenute in casa come un soprammobile, usati per realizzare succedanei degli scomparsi - gioielli, gadget.. - o disperse al vento. Ne va della Resurrezione dei corpi e non si può andare tanto per il sottile, dunque meglio che le urne vengano allocate nei tradizionalissimi cimiteri. Francamente, anche a me disturba il pensiero di avere un caro sulla mensola della cucina come un vaso o un candeliere, anche se gli antichi romani all'ingresso della casa tenevano un'edicoletta in cui custodivano i Lari, le statuette benauguranti degli antenati. E anche la parola cremazione non mi piace. I tempi sono diversi, forse la paura o l'incertezza la stessa. Nei limiti del possibile, rispetterei le volontà di smaltimento espresse dal trapassato.