Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Le oche, femmine e maschi, del Campidoglio

Guido Barlozzetti
  • a
  • a
  • a

La gravidanza è diventato un tema elettorale. Meglio, la gravidanza e la sua compatibilità o meno con un impegno pubblico, nel caso quello di candidato-sindaco e, in prospettiva, di sindaco della Capitale. La battuta di Guido Bertolaso su Giorgia Meloni e il consiglio che le ha spedito di fare la mamma ha acceso un dibattito che era già rovente e, al solito, ha spalancato un campo di battaglia. Una battuta, come vogliamo definirla?, incauta, la frase sbagliata al momento sbagliato, buttata là così, d'istinto, come è venuta, abbassando i freni del politicamente corretto?, peggio che mai, se l'ha detta d'istinto non ha fatto altro che rivelare lo strato profondo e immediato di un maschilismo arcaico, nascosto lì da chissà quanto, spia di un costume duro a morire, che alla donna associa per condizione di genere una serie di ruoli, madre, casalinga, moglie e, andando avanti, perché tutto si tiene, amante e prostituta. Bertolaso ha detto di getto mamma, ma la galassia del senso in cui si iscrive quella figura riconduce la donna a un perimetro preciso in cui, quando non si è angeli del focolare, la si dà via al primo che passa. Non è il caso di infierire su Bertolaso. Ha tentato di addolcire, smussare, di ricondurre tutto a una preoccupazione affettuosa, di certo ha parlato un secondo prima di quello che la prudenza elettorale avrebbe dovuto consigliargli, anche strumentalmente, perché lo sappiamo ormai che le campagne elettorali nel momento in cui si infilano nell'amplificatore dei media possono fare strame di chiunque e offrirlo inerme alla gogna collettiva. Ha parlato, ha detto quella frase e non ha considerato che era di per sé un titolo da gettare in pasto ai giornali e alle tv. Erano in tanti che lo aspettavano al varco e che avevano già storto il naso di fronte alle sue prime dichiarazioni - l'apertura sui campi rom, la simpatia per un competitor come Giachetti.. - a cominciare dal capo-Lega Matteo Salvini per passare a pezzi vari dell'arcipelago del centro destra per finire al revenant Storace. E lui vede bene di ampliare il fronte e di mettersi contro lo schieramento trasversale delle donne della politica e quello ossequioso e bene educato degli uomini. Una trappola infernale, non solo, uno dei tipici cortocircuiti in cui ci si infila con i media che non aspettano altro che l'occasione di poter soffiare sul fuoco e alimentare una pira polemica che alla fine incenerirà il malcapitato. Tutte cose ovvie e risapute. Un luogo comune che solleva una reazione che non fa altro che far forza su un altro stereotipo, in questo caso la contestazione femminile di un maschile retrogrado, in una spirale di strepiti, urla sdegnate e disgustate. Stereotipi, voglio ripeterlo, più arcaico e da certa commedia all'italiana quello di Bertolaso, più moderno quello dell'emancipazione del femminile, ma sempre stereotipo, perché del tutto speculare all'altro, incapace dunque di sfuggire all'abbraccio mortale della contrapposizione che lascia gli opposti esattamente come stanno. Quanto può essere strumentale tirare in ballo questo contenzioso rumoroso all'interno di una campagna elettorale? Quanto il gioco può essere condizionato, da un lato, e messo in scena, dall'altro? Ci si affronta a battute, una contro l'altra, e nell'urgenza distorcente di una competizione politica, e non si fa un passo in avanti. E se alla fine sarà Bertolaso a restare a casa o dove gli pare a.. rilassarsi e Giorgia Meloni a scendere in campo con una pancia-simpatia e con uno stuolo di colf a casa e il marito a fare, bon gré mal gré da mammo? C'erano una volta le oche del Campidoglio - oche maschio e oche femmine, sia chiaro - sono tornate a starnazzare.