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Cassazione, referto Rieti-Pomezia del 1997 cambiato: “arbitri risarciscano il Coni”

Luigi Spaghetti
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 Anche se non sono dei pubblici ufficiali, gli arbitri che commettono "illeciti" nella conduzione delle partite oggetto di "concorsi pronostici" sono soggetti al processo contabile davanti alla Corte dei conti e in caso di condanna devono risarcire il Coni se, all`epoca del match `aggiustato`, gestiva i giochi legati alle manifestazioni sportive, ruolo che negli ultimi anni e` stato ridimensionato. Lo hanno deciso le Sezioni Unite civili della Cassazione che hanno confermato la condanna di Salvatore Marrazzo ex arbitro di Salerno iscritto all`Aia, e di Pietro D`Elia ex designatore arbitrale per la serie D ed ex arbitro internazionale, a risarcire in solido il Coni con 271.677 euro per danno erariale in relazione alla partita di spareggio nel campionato nazionale dilettanti (che all`epoca era la denominazione dell`attuale serie D) giocata il primo giugno 1997 tra il Rieti e il Pomezia, il cui risultato era tra quelli rilevanti per il concorso Totogol. Il danno era derivato dal fatto che - spiegano gli `ermellini` - nonostante la partita fosse stata sospesa da Marrazzo nei minuti finali a seguito della quinta espulsione di un calciatore del Pomezia (e cio` a norma di regolamento che prevede un minimo di sette giocatori per squadra), "il risultato considerato ai fini della combinazione vincente era stato quello di 1-0 in favore del Rieti (punteggio in atto al momento della sospensione), in base a un secondo referto arbitrale inviato dal Marrazzo, su impulso del D`Elia, nel quale l`ultima espulsione era stata collocata temporalmente a partita gia` conclusa". Una volta accertato dalla Corte federale della Figc che la partita era stata invece sospesa, il Coni aveva provveduto a risarcire, per un totale di circa un miliardo e mezzo di lire, tutti quei partecipanti al concorso Totogol che avevano presentato ricorso, "essendo interessati a far valere l`avvenuta sospensione della gara ed il conseguente diverso risultato convenzionalmente previsto in tal caso dal regolamento del concorso, cioe` lo stesso della prima partita tra quelle in elenco nella relativa giornata (nella specie, 2 a 2)". Si trattava di 13 agenti della polizia di Nettuno che reclamarono la loro vincita. Senza successo, le difese di Marrazzo e D`Elia per schivare la condanna erariale - il processo penale si e` concluso con la prescrizione - hanno sostenuto che "l`arbitro e` soggetto estraneo alla struttura organizzativa della Pa e si trova ad operare, rispetto alla `gestione pronostici`, nel quadro di un mero ed occasionale rapporto libero professionale svolto per altre precipue finalita`, con evidente difetto di giurisdizione della Corte dei Conti". Tesi che non ha convinto la Cassazione che ritiene che "l`arbitro e` investito di fatto di un`attivita` avente connotazioni e finalita` pubblicistiche, se non altro in quanto inserito a pieno titolo nell`apparato organizzativo e nel procedimento di gestione dei concorsi pronostici da parte del Coni, con il connesso impiego di risorse pubbliche". Per gli `ermellini`, "sussiste pertanto quella relazione funzionale e quella compartecipazione con l`ente pubblico, sopra indicate, idonee a configurare la responsabilita` contabile e quindi a radicare la giurisdizione della Corte dei Conti". Il verdetto della Cassazione, a piu` di venti anni da quello che doveva essere solo un `modesto` incontro di calcio, mette la parola fine a un grande scandalo nel quale rimase coinvolto, per poi essere prosciolto, anche l`ex `dominus` della Lega Dilettanti, Elio Giulivi, morto lo scorso maggio.