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Uccise una vicina di casa, pena ridotta in Appello

Luigi Spaghetti
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Uccise una vicina di casa, infermiera in pensione, perché la riteneva responsabile di aver impedito ai medici di curarlo in passato per le patologie delle quali soffriva e soffre tuttora. Oggi, Alberto Cerasa, 71enne di Castelnuovo di Farfa, è stato condannato in appello a 10 anni e 8 mesi di reclusione, due anni in meno rispetto alla sentenza pronunciata nei suoi confronti nel maggio scorso dal gup di Rieti a conclusione del processo col rito abbreviato. L'accusa nei confronti dell'uomo era quella di omicidio volontario. Confermata la diminuente del vizio parziale di mente e l'esclusione della premeditazione e dei futili motivi, i giudici d'appello hanno ridotto la pena per effetto della concessione delle attenuanti generiche. Era il 28 giugno 2016 quando Margherita Girolami, infermiera in pensione, fu trovata morta nella sua abitazione di Castelnuovo di Farfa, accoltellata in pieno petto. Sul posto, i carabinieri trovarono un coltello sporco di sangue. Fu lo stesso Cerasa a presentarsi alle forze dell'ordine dicendo di aver colpito la vicina di casa. L'uomo, dopo aver sostenuto che non voleva uccidere la vicina, ma solo ferirla, spiegò di aver agito perché riteneva responsabile l'infermiera di aver sparlato di lui e di aver impedito ai medici di curarlo in passato per le patologie delle quali soffriva e soffre: depressione, diabete e una forte miopia. Portato a processo, il gup lo condannò a 12 anni e 8 mesi per omicidio volontario con la diminuente del vizio parziale di mente, e previa esclusione della premeditazione e dei futili motivi. Oggi riduzione in appello della condanna inflitta, ‘fissata' in 10 anni e 8 mesi con la concessione delle attenuanti generiche. Confermato in fatto che l'uomo, a pena espiata, dovrà passare tre anni di ricovero in una casa di cura.